Le cellule staminali vengono impiegate in ortopedia nell’ambito della medicina rigenerativa per il loro potenziale di stimolare la riparazione dei tessuti del ginocchio, come la cartilagine e il menisco.
Nella pratica clinica si tratta di preparati che contengono cellule stromali mesenchimali, ottenuti dal tessuto adiposo o dal midollo osseo della stessa persona e iniettati nell’articolazione con una procedura mini-invasiva, di norma nella stessa seduta del prelievo.
L’indicazione più studiata è l’artrosi del ginocchio. In questo caso l’infiltrazione può essere presa in considerazione quando l’esercizio terapeutico, l’eventuale calo di peso, i farmaci e altre infiltrazioni non hanno dato un beneficio sufficiente, nelle fasi iniziali come in quelle avanzate quando la persona non si sottopone a protesi.
I preparati cellulari vengono utilizzati anche a supporto degli interventi in artroscopia sulle lesioni della cartilagine, del menisco e dei legamenti. Nelle lesioni circoscritte della cartilagine le cellule vengono applicate nel difetto stesso, dove possono sostenere la formazione del tessuto di riparazione.
Il potenziale rigenerativo delle cellule mesenchimali deriva da due proprietà: la capacità, osservata in laboratorio, di trasformarsi in cellule della cartilagine e quella di rilasciare segnali che riducono l’infiammazione e sostengono l’attività delle cellule cartilaginee ancora presenti. Il beneficio più costante riguarda il dolore e la funzione del ginocchio, mentre l’effetto sulla struttura della cartilagine varia in base al tipo e all’estensione del danno.
Dopo la procedura il recupero richiede in genere pochi giorni. Il risultato si valuta a distanza di alcuni mesi e varia per entità e durata da persona a persona.
Durante la visita ortopedica valutiamo il tipo di lesione e la sua estensione, l’allineamento della gamba, la stabilità del ginocchio e le cure già eseguite, per stabilire se il trattamento sia indicato e quali risultati sia ragionevole attendersi.
Le cellule staminali sono cellule che non hanno ancora assunto una funzione definita. Sono in grado di moltiplicarsi e, in determinate condizioni, di trasformarsi in cellule con un compito preciso, come quelle dell’osso, della cartilagine o del tessuto adiposo. Quelle utilizzate per il ginocchio appartengono al gruppo delle cellule mesenchimali, presenti in quantità limitate nel midollo osseo e in alcune frazioni del tessuto adiposo.
Su queste proprietà si fonda il loro potenziale rigenerativo, che agisce attraverso due vie. In laboratorio le cellule mesenchimali possono trasformarsi in condrociti, le cellule che producono e mantengono la cartilagine.
All’interno dell’articolazione, secondo le conoscenze attuali, rilasciano anche molecole bioattive, cioè segnali chimici che riducono l’infiammazione della sinovia, il rivestimento interno del ginocchio, e stimolano i condrociti ancora presenti a produrre nuova matrice cartilaginea, il tessuto di sostegno che dà alla cartilagine resistenza ed elasticità.
Le cellule staminali vengono proposte soprattutto per l’artrosi del ginocchio. L’impiego del tessuto adiposo microframmentato nel trattamento delle malattie degenerative e infiammatorie delle articolazioni si sta rivelando promettente, a partire proprio dall’artrosi, con l’obiettivo di ridurre il dolore, migliorare la funzione del ginocchio e la qualità di vita.
La cartilagine è priva di vasi sanguigni e ha una capacità di riparazione molto limitata. Le cure tradizionali sono rivolte soprattutto al controllo dei sintomi. Le terapie cellulari cercano invece di sostenere anche i processi di riparazione del tessuto.
Le cellule staminali hanno un potenziale rigenerativo sulla cartilagine del ginocchio, che negli studi clinici si esprime in misura diversa a seconda del tipo di danno.
I risultati più chiari riguardano le lesioni localizzate della cartilagine trattate in artroscopia con il supporto delle cellule, cioè difetti circoscritti circondati da cartilagine sana.
Nell’artrosi gli esami mostrano segnali di miglioramento della cartilagine, che le revisioni più ampie non hanno ancora confermato in modo uniforme. In questo caso il danno interessa ampie superfici e le cellule vengono introdotte nell’articolazione con un’infiltrazione.
I dati di laboratorio indicano inoltre che le molecole rilasciate dalle cellule possono rallentare i processi degenerativi dell’artrosi, che coinvolgono osso sottostante, cartilagine e membrana sinoviale.
Una lesione cartilaginea localizzata, detta anche focale, è un difetto circoscritto della cartilagine circondato da tessuto sano. Si osserva soprattutto dopo un trauma o in presenza di alterazioni dell’osso sottostante, come l’osteocondrite dissecante.
Nella lesione localizzata l’area danneggiata può essere trattata con tecniche chirurgiche dedicate, proprio perché è delimitata da cartilagine sana, e all’intervento si possono associare le cellule per migliorare la copertura del difetto.
Nell’artrosi l’estensione del danno non consente questo tipo di intervento e l’infiltrazione viene proposta per ridurre il dolore, migliorare la funzione del ginocchio e sostenere l’attività della cartilagine ancora presente.
Il trattamento viene preso in considerazione nell’artrosi lieve o moderata, quando il dolore persiste nonostante le cure conservative e il ginocchio è ben allineato e stabile, e, in casi selezionati, nell’artrosi avanzata quando la persona non si vuole sottoporre a protesi.
È poco adatto nel malallineamento marcato, nell’instabilità legamentosa e nella lesione meniscale con blocchi articolari, dove è più opportuno intervenire però prima sulla causa, eventualmente associando l’infiltrazione all’intervento.
Il consenso europeo dell’ESSKA (European Society of Sports Traumatology, Knee Surgery and Arthroscopy), pubblicato nel 2025 da 77 esperti di medicina rigenerativa di 22 Paesi, indica le terapie cellulari come trattamento di seconda linea nell’artrosi di grado I-III, quando le altre cure non chirurgiche non hanno dato un beneficio sufficiente, con benefici più contenuti in casi selezionati di grado IV.

Con il termine “cellule staminali” vengono indicati preparati diversi, che si distinguono per il tessuto da cui provengono, per il modo in cui vengono lavorati e per la quantità di cellule mesenchimali che contengono.
Il tessuto adiposo viene prelevato con una liposuzione a bassa pressione, in anestesia locale e attraverso un’incisione cutanea di pochi millimetri. Viene poi lavato e ridotto in piccoli frammenti all’interno di un dispositivo chiuso come Lipogems, senza l’uso di enzimi, senza centrifugazione e senza separare le cellule dal tessuto.
Le cellule mesenchimali di derivazione adiposa (ADMSCs) che contiene sono quelle a cui si attribuisce l’effetto sull’infiammazione e il potenziale rigenerativo sulla cartilagine. Lipogems è il nome del dispositivo, non quello del preparato, che è tessuto adiposo microframmentato.
È il preparato che utilizzo nella mia pratica clinica.
Dopo l’infiltrazione la ripresa del cammino avviene di norma già nel giorno della procedura. L’uso delle stampelle può essere indicato per alcuni giorni, quando il dolore o il gonfiore rendono il passo incerto. Le attività lavorative sedentarie possono essere riprese in genere entro la prima settimana.
Le attività che comportano corsa, salti o cambi di direzione vengono reintrodotte quando il ginocchio non presenta gonfiore e tollera i carichi di allenamento, sulla base della valutazione eseguita al controllo.
L’eventuale beneficio dell’infiltrazione non compare subito, va valutato in un arco temporale compreso tra i tre e i sei mesi dal trattamento, dopo che il ginocchio ha superato la fase di recupero dalla procedura.
Studi di follow-up indicano risultati che sembrano duraturi nel tempo, ma gli studi controllati seguono i pazienti per uno o due anni, per cui la durata del beneficio oltre questo periodo non è ancora definita.
Le infiltrazioni utilizzate nell’artrosi del ginocchio si differenziano per origine, composizione e invasività, e in particolare per la necessità di un prelievo dalla stessa persona. La tabella riassume le caratteristiche principali di ciascuna.
| Infiltrazione | Origine | Che cosa contiene | Prelievo necessario |
| Acido ialuronico | Prodotto di laboratorio | Acido ialuronico, componente naturale del liquido sinoviale | Nessuno |
| Cortisone | Farmaco di sintesi | Corticosteroide ad azione antinfiammatoria | Nessuno |
| PRP | Sangue della persona | Piastrine concentrate e fattori di crescita | Prelievo di sangue |
| Tessuto adiposo microframmentato | Grasso della persona | Tessuto adiposo con una quota di cellule stromali | Liposuzione a bassa pressione |
| Concentrato di midollo (BMAC) | Midollo osseo della persona | Cellule del midollo e piastrine, con una quota ridotta di cellule mesenchimali | Aspirazione dalla cresta iliaca |
Gli studi controllati non hanno dimostrato che un’infiltrazione di cellule staminali eviti o rimandi una protesi che sarebbe altrimenti indicata. Nella pratica clinica, in alcuni casi, il miglioramento dei sintomi dopo l’iniezione per via artroscopica ha permesso di posticipare interventi chirurgici maggiori o l’impianto di una protesi.
In uno studio italiano [Giorgini A, et al.] su 50 ginocchia con artrosi moderata o grave, trattate con tessuto adiposo microframmentato durante l’artroscopia, l’8% è stato operato di protesi nei due anni successivi. La decisione di operare dipende infatti dall’intensità dei sintomi, dalla risposta alle altre cure, dalle condizioni generali e dalle scelte del paziente.
La chirurgia viene presa in considerazione quando dolore e limitazioni compromettono la qualità della vita e le cure non chirurgiche non consentono più un controllo adeguato dei sintomi.
Tra le opzioni chirurgiche, la protesi totale non è l’unica. Quando l’artrosi interessa un solo compartimento del ginocchio, possono essere indicate una protesi monocompartimentale, che sostituisce solo la parte consumata, oppure, nei pazienti più giovani e attivi con un ginocchio varo o valgo, un’osteotomia di riallineamento, che sposta il carico verso la parte meno danneggiata dell’articolazione.

Un uomo di 58 anni è arrivato in visita per un dolore sul lato interno del ginocchio destro, presente da circa due anni e peggiorato negli ultimi mesi.
Aveva smesso di correre e avvertiva il dolore soprattutto scendendo le scale e dopo le camminate più lunghe. Una radiografia eseguita in precedenza mostrava un’artrosi di grado moderato nella parte interna del ginocchio. Il paziente aveva già fatto due cicli di infiltrazioni di acido ialuronico, con un beneficio durato poche settimane, e chiedeva un’infiltrazione di cellule staminali con l’obiettivo di rigenerare la cartilagine consumata.
Durante la visita, però, alcuni elementi non coincidevano con l’idea che il problema fosse soltanto una cartilagine da ricostruire. Il ginocchio era lievemente varo, i muscoli della coscia destra erano meno sviluppati di quelli dell’altra gamba e il paziente non aveva mai seguito un programma di esercizi strutturato.
Al paziente è stato quindi spiegato che l’infiltrazione avrebbe potuto ridurre il dolore e sostenere la cartilagine ancora presente, ma che il risultato dipendeva anche dalla forza dei muscoli della coscia e dal carico sostenuto dalla parte interna del ginocchio. È stata impostata una prima fase di otto settimane di rinforzo muscolare, con la riduzione temporanea dei carichi che aumentavano il dolore.
Al termine di questa fase il paziente faceva le scale con meno fatica, ma il dolore che compariva dopo le camminate più lunghe gli impediva ancora di aumentare le distanze percorse.
È stata quindi eseguita un’infiltrazione di tessuto adiposo microframmentato, prelevato dall’addome nella stessa seduta. Il programma di esercizi è stato ripreso dopo i primi giorni di riposo relativo.
Al controllo a sei mesi il dolore durante il cammino si era ridotto e il paziente percorreva distanze maggiori, ma scendendo le scale il fastidio era ancora presente. Il ginocchio varo resta un elemento da seguire nei controlli, perché in caso di peggioramento orienterebbe verso un intervento di riallineamento.
Il caso mostra perché la scelta di un’infiltrazione cellulare vada inserita nella valutazione dell’intero ginocchio, dall’allineamento alla forza muscolare, e perché il suo risultato si misuri sul dolore e sulle attività quotidiane.
Il Dott. Daniele Caviglia è chirurgo ortopedico a Roma, specializzato nelle patologie e nella chirurgia dell’anca e del ginocchio, con particolare interesse per la traumatologia sportiva e la medicina rigenerativa.
Si è laureato in Medicina e Chirurgia con 110/110 e lode all’Università La Sapienza di Roma e ha conseguito la Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia con 70/70 e lode presso il Policlinico Agostino Gemelli.
Ha maturato esperienza presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna ed è membro di SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia), SIdA (Società Italiana dell’Anca) e SIAGASCOT (Società Italiana di Artroscopia, Ginocchio, Arto Superiore, Sport, Cartilagine e Tecnologie Ortopediche).
Nella sua attività clinica si occupa quotidianamente di patologia degenerativa e traumatica del ginocchio, dalla gonartrosi alle lesioni della cartilagine e del menisco, con ricorso alla medicina rigenerativa (PRP e Lipogems) nelle indicazioni appropriate.
In artroscopia tratta le lesioni del menisco e della cartilagine. La chirurgia protesica del ginocchio, compresa la protesi monocompartimentale, rientra tra le sue principali aree di attività.
Opera come Dirigente Medico presso l’Ospedale Israelitico di Roma, dove gli interventi sono eseguibili anche in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, e riceve in visita privata presso la clinica Ars Biomedica (Via Luigi Bodio 58, Roma). È convenzionato con le principali assicurazioni sanitarie private.
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Dr. Daniele Caviglia
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