Il dolore al ginocchio durante la salita o la discesa delle scale è spesso legato ad un aumento del carico sull’articolazione femoro-rotulea, cioè il punto in cui la rotula scorre lungo il solco femorale. La discesa, in particolare, richiede un maggiore controllo muscolare e può rendere il dolore più evidente.
Le cause più frequenti comprendono la sindrome femoro-rotulea e le alterazioni della cartilagine rotulea, comunemente definite condropatia rotulea. Tuttavia, la valutazione clinica deve considerare anche altre possibili condizioni, tra cui la gonartrosi, la tendinopatia rotulea e le lesioni del menisco.
Il dolore al ginocchio durante la salita delle scale è spesso legato all’aumento del carico sull’articolazione femoro-rotulea, cioè tra rotula e femore. Quando si sale un gradino, il ginocchio si flette e il quadricipite si contrae per sollevare il peso corporeo: questa azione aumenta la pressione della rotula sul femore.
Una metanalisi pubblicata sul British Journal of Sports Medicineha rilevato che, durante la salita delle scale, la forza di reazione femoro-rotulea può raggiungere in media circa 3,2 volte il peso corporeo, rispetto a valori più bassi durante il cammino in piano.
In pratica, per una persona di 75 kg, il carico trasferito sull’articolazione femoro-rotulea durante la salita può corrispondere a circa 240 kg. Questo spiega perché le scale possano provocare dolore anche nelle persone che riescono a camminare senza difficoltà su un terreno pianeggiante.
Molte persone riferiscono un dolore al ginocchio più intenso durante la discesa delle scale rispetto alla salita. Non dipende necessariamente da un picco di carico maggiore sull’articolazione femoro-rotulea: nella metanalisi di Hart e colleghi, i valori risultano simili tra salita e discesa nelle persone con dolore femoro-rotuleo. Il solo valore massimo del carico, quindi, non è sufficiente a spiegare il sintomo.
La differenza principale riguarda il lavoro del quadricipite. In salita il muscolo si accorcia per spingere il corpo verso l’alto; in discesa rimane contratto mentre si allunga, frenando il peso del corpo a ogni gradino. Questo meccanismo, chiamato contrazione eccentrica, richiede un controllo muscolare elevato e può aumentare la percezione di affaticamento o dolore.
Nelle persone con dolore femoro-rotuleo, la discesa può anche essere modificata inconsapevolmente. Il ginocchio tende a piegarsi meno, come strategia di protezione dal dolore. Questa compensazione può ridurre il fastidio nell’immediato, ma limita la normale capacità di assorbire e distribuire il carico durante il movimento.
Il dolore in discesa dipende quindi non solo dall’entità del carico, ma anche da come il ginocchio e i muscoli lo controllano. Per questo, il trattamento non si basa esclusivamente sul riposo, ma può prevedere un recupero progressivo della forza, dell’equilibrio e del controllo eccentrico del quadricipite, sotto la guida di un professionista sanitario.
Il dolore femoro-rotuleo non compare soltanto sulle scale. Può manifestarsi durante tutte le attività che aumentano la pressione tra rotula e femore, come:
Piegare ed estendere il ginocchio: il dolore può comparire durante il movimento e accompagnarsi a crepitii o scricchiolii percepiti sotto o intorno alla rotula. Il crepitio, da solo, non è sufficiente per formulare una diagnosi.
Alzarsi dopo una posizione seduta prolungata: il dolore che insorge dopo essere rimasti seduti a lungo con le ginocchia piegate è comunemente definito “segno del cinema” (theatre sign). È un sintomo compatibile con un sovraccarico femoro-rotuleo, da valutare nel contesto di una visita clinica.
Accovacciarsi o eseguire uno squat: nelle flessioni più profonde aumenta lo stress sull’articolazione femoro-rotulea. Tuttavia, il dolore in questa posizione può essere associato anche ad altre condizioni, comprese alcune problematiche meniscali.
Appoggiare il peso su una sola gamba: può riprodurre il dolore quando il ginocchio, l’anca e il bacino faticano a controllare il carico durante l’appoggio monopodalico. Questo segnale non identifica da solo una causa specifica e richiede una valutazione complessiva funzionale.
| Zona del dolore | Cosa sospettiamo? |
| Davanti, sulla rotula o intorno | Sindrome femoro-rotulea, condropatia rotulea. È il dolore della rotula tipico di quando si scendono e salgono le scale |
| Sotto la rotula, sul tendine | Tendinopatia rotulea, frequente in chi salta o corre |
| Sopra la rotula | Sofferenza dell’inserzione del tendine quadricipitale |
| Interno (mediale) | Rottura del menisco mediale, gonartrosi del compartimento interno; il dolore sul lato interno del ginocchio diventa frequente dopo i 55 anni |
| Esterno (laterale) | Sindrome della bandelletta ileotibiale, rottura del menisco laterale. Il dolore sul versante esterno del ginocchio, soprattutto nello scendere le scale, orienta verso queste cause. |
| Dietro, nel cavo popliteo | Cisti di Baker, sofferenza del corno posteriore del menisco. |
Quando il dolore al ginocchio compare senza una caduta, un urto o una distorsione, può essere legato a un sovraccarico funzionale dell’articolazione femoro-rotulea.
Questo quadro è frequente negli adolescenti e nei giovani adulti, ma l’età non basta da sola per definire la causa: servono sede del dolore, andamento dei sintomi e valutazione clinica.
Il disturbo può comparire dopo un cambiamento improvviso dei carichi quotidiani o sportivi, per esempio:
Questi cambiamenti possono superare temporaneamente la capacità di adattamento dei muscoli e delle articolazioni, provocando dolore senza che sia avvenuto un trauma preciso.
Una radiografia e una risonanza magnetica normali non escludono una causa reale del dolore: molte condizioni di sovraccarico femoro-rotuleo non mostrano alterazioni evidenti nelle immagini diagnostiche.
Il risultato va quindi interpretato insieme alla visita, alla localizzazione del dolore e alla risposta del ginocchio ai movimenti e ai carichi.
Dopo i 55 anni, il dolore al ginocchio durante le scale necessita di una valutazione anche per escludere una possibile artrosi.
Il fastidio durante la salita o la discesa può infatti comparire nelle fasi iniziali della gonartrosi, prima che il dolore diventi evidente anche durante il cammino in piano o altre attività quotidiane.
Un’analisi dei dati dell’Osteoarthritis Initiative, ha osservato che il dolore durante l’uso delle scale può rappresentare una delle prime difficoltà riferite dalle persone con artrosi del ginocchio o a rischio di svilupparla.
Non è però un segno diagnostico esclusivo, perché può essere presente anche in altre condizioni, come il dolore femoro-rotuleo.
Un dolore presente anche durante il cammino in piano, associato a rigidità, gonfiore, limitazione del movimento o modifiche dell’asse del ginocchio, può essere più compatibile con un coinvolgimento più ampio dell’articolazione, compreso il compartimento tibio-femorale.
In questi casi, il medico può indicare una radiografia del ginocchio eseguita sotto carico, utile per valutare lo spazio articolare e altri segni radiografici di artrosi.
Il dolore al ginocchio salendo o scendendo le scale non ha una sola causa. Le patologie coinvolte possono essere molte.
La sindrome femoro-rotulea è una delle cause più comuni di dolore nella parte anteriore del ginocchio. Il dolore è localizzato intorno o dietro la rotula e tende a comparire o peggiorare durante attività che aumentano il carico sull’articolazione, come salire o scendere le scale, correre, saltare, accovacciarsi o rimanere seduti a lungo con il ginocchio flesso.
La diagnosi è principalmente clinica e si basa sulla raccolta dei sintomi e sull’esame obiettivo. Non richiede necessariamente la presenza di un danno visibile della cartilagine, poiché dolore femoro-rotuleo e lesione cartilaginea sono condizioni correlate ma non sovrapponibili.
La condropatia rotulea indica un’alterazione della cartilagine articolare che riveste la superficie posteriore della rotula.
Il termine condromalacia descrive più precisamente l’ammorbidimento della cartilagine, mentre “condropatia” è più ampio e comprende diversi gradi di sofferenza o degenerazione cartilaginea.
Nella pratica clinica, i due termini vengono spesso utilizzati come sinonimi.
I sintomi possono includere dolore anteriore al ginocchio, fastidio durante le scale o le flessioni prolungate, crepitii, rigidità e, talvolta, gonfiore.
Per approfondire, consulta la pagina sulla condropatia femoro-rotulea.
La gonartrosi è una patologia degenerativa che coinvolge la cartilagine e altre strutture dell’articolazione del ginocchio.
Può interessare uno o più compartimenti, compreso quello interno, quello esterno e l’articolazione femoro-rotulea.
I sintomi più comuni comprendono dolore durante il carico e il cammino, rigidità dopo il riposo o al risveglio, gonfiore ricorrente, crepitii e progressiva limitazione del movimento.
Il percorso terapeutico dell’artrosi del ginocchio viene definito in base al compartimento coinvolto, alla gravità dei sintomi e al grado di compromissione articolare.
La tendinopatia rotulea interessa il tendine situato tra il polo inferiore della rotula e la tibia. Il dolore è in genere localizzato sotto la rotula, in corrispondenza dell’origine del tendine, e può essere riprodotto alla palpazione della zona.
È frequente negli sport che prevedono salti, scatti e cambi di direzione, tanto da essere conosciuta anche come “ginocchio del saltatore”.
Il dolore tende a essere più evidente durante lo stacco o l’atterraggio dopo un salto rispetto al semplice utilizzo delle scale. Per approfondire, consulta la pagina sulla lesione del tendine rotuleo.
Una lesione meniscale può essere sospettata quando al dolore si associano altri sintomi: blocco articolare, difficoltà a estendere completamente il ginocchio, scatti dolorosi o gonfiore comparso dopo un trauma o un movimento torsionale.
Dopo i 50 anni, le alterazioni degenerative del menisco diventano più comuni e possono essere rilevate anche in persone senza dolore.
La risonanza magnetica può evidenziare una lesione meniscale, ma il suo risultato va sempre interpretato insieme ai sintomi, alla visita e alla funzionalità del ginocchio. Per approfondire, consulta l’articolo sulla rottura del menisco.
“Ginocchio del corridore” è un’espressione colloquiale, non una diagnosi precisa. Si riferisce alla sindrome della bandelletta ileotibiale, caratterizzata da dolore sul lato esterno del ginocchio e frequente nei runner, soprattutto durante la corsa in discesa.
La sede precisa del dolore è quindi un elemento utile per orientare la valutazione: un dolore laterale suggerisce un possibile coinvolgimento della bandelletta ileotibiale, mentre un dolore anteriore o peri-rotuleo orienta maggiormente verso un quadro femoro-rotuleo.
No. Il dolore al ginocchio durante la salita o la discesa delle scale è un sintomo utile per orientare la valutazione, ma non è sufficiente per formulare una diagnosi né per stabilire la presenza di un danno strutturale.
Può comparire, infatti, in diverse condizioni, tra cui dolore femoro-rotuleo, artrosi, tendinopatia rotulea e problematiche meniscali.
La diagnosi richiede una visita clinica completa, con valutazione della sede del dolore, dei movimenti che lo provocano, della mobilità, della stabilità e della forza muscolare.
Radiografie o risonanza magnetica possono essere richieste per chiarire il quadro o escludere altre cause, ma non sostituiscono l’esame clinico.
La maggior parte dei dolori femoro-rotulei ha un decorso benigno e migliora con una gestione appropriata. Tuttavia, alcuni sintomi richiedono una valutazione medica tempestiva o urgente:
Un dolore che compare solo durante le scale è spesso di tipo meccanico; un dolore presente anche a riposo richiede invece un inquadramento clinico più approfondito.
In presenza di febbre, forte gonfiore, deformità, incapacità di caricare il peso o blocco articolare, è opportuno rivolgersi subito a un servizio di urgenza.
Nelle fasi iniziali, l’obiettivo non è eliminare ogni movimento, ma ridurre temporaneamente le attività che provocano dolore e reintrodurre il carico in modo graduale.
Il riposo assoluto prolungato può ridurre la tolleranza allo sforzo.
La gestione deve quindi trovare un equilibrio tra protezione dell’articolazione e mantenimento dell’attività.
Il quadricipite è fondamentale per controllare il ginocchio durante il carico e nei movimenti come salire le scale, alzarsi da una sedia o eseguire uno squat.
Nelle fasi iniziali, gli esercizi vengono generalmente eseguiti con una flessione ridotta del ginocchio, nei gradi di movimento meglio tollerati.
L’ampiezza del movimento e il carico vengono poi aumentati gradualmente, in base alla risposta del dolore.
La leg press con escursione controllata, cioè senza raggiungere piegamenti molto profondi, e lo step-up su un gradino basso possono essere utili esercizi iniziali.
Durante lo step-up, è importante mantenere il ginocchio allineato al piede ed evitare che ceda verso l’interno.
Il controllo eccentrico è importante quando il dolore compare durante la discesa delle scale.
Si tratta del lavoro in cui il muscolo rimane attivo mentre si allunga, come avviene quando il quadricipite frena la discesa del corpo gradino dopo gradino.
Lo step-down lento da un gradino basso è un esercizio utile per allenare questo gesto in modo controllato.
Si scende appoggiando il peso su una gamba, rallentando il movimento e mantenendo il ginocchio in linea con il piede, senza lasciarlo cedere verso l’interno.
Al programma è utile associare il rinforzo dei muscoli dell’anca, in particolare abduttori e rotatori esterni, come il medio gluteo. Questi muscoli contribuiscono al controllo del bacino, del femore e del ginocchio durante l’appoggio su una sola gamba. L’obiettivo non è “riposizionare” la rotula, ma migliorare la capacità di gestire il carico durante movimenti come scale, corsa, squat e cambi di direzione.
Il lavoro sulla mobilità di quadricipite, muscoli posteriori della coscia, polpaccio e flessori dell’anca può essere utile quando una ridotta elasticità o rigidità muscolare limita il movimento o rende meno tollerate alcune attività. Non rappresenta però, da solo, il trattamento principale del dolore femoro-rotuleo.
Non è sempre necessario smettere di fare le scale. Può essere sufficiente ridurre temporaneamente la frequenza, la velocità o il numero di gradini percorsi, evitando di insistere sui movimenti che aumentano nettamente il dolore.
Nel frattempo, è possibile mantenere attività più tollerabili, come bicicletta con sella adeguatamente regolata, nuoto o cammino su terreno pianeggiante, purché non provochino un peggioramento significativo dei sintomi.
La quantità di esercizio tollerabile varia in base all’irritabilità del ginocchio, al tipo di attività e alla condizione della persona. Per questo, carico, intensità e progressione degli esercizi devono essere adattati caso per caso durante la valutazione clinica e il percorso riabilitativo.
I FANS, cioè gli antinfiammatori non steroidei, possono ridurre il dolore e, quando presente, l’infiammazione. Possono quindi rendere più tollerabile la fase iniziale del recupero e facilitare la ripresa graduale delle attività.
Non risolvono però da soli la causa del dolore. Se il disturbo dipende da un sovraccarico femoro-rotuleo, il miglioramento più duraturo richiede anche una gestione progressiva dei carichi e un programma di esercizi adeguato.
La scelta del farmaco, della formulazione, per esempio gel o compresse, e della durata del trattamento deve essere valutata con il medico.
I FANS per bocca possono infatti avere effetti indesiderati e interazioni con altri medicinali, soprattutto in presenza di problemi gastrici, renali, cardiovascolari o se si assumono farmaci anticoagulanti.
Per il dolore localizzato al ginocchio, i FANS topici possono essere un’opzione da considerare, perché in alcuni contesti espongono a minori effetti sistemici rispetto ai farmaci orali.
Anche i prodotti da banco, tuttavia, non devono essere usati per continuare ad allenarsi o svolgere attività dolorose ignorando i sintomi.
È consigliabile richiedere una valutazione ortopedica quando il dolore salendo o scendendo le scale persiste per diverse settimane, tende a peggiorare o porta a modificare le normali abitudini quotidiane, ad esempio evitando le scale, riducendo le camminate o rinunciando all’attività fisica.
Una visita è indicata anche se il dolore si associa a gonfiore ricorrente, difficoltà a piegare o stendere completamente il ginocchio, sensazione di cedimento o blocco articolare.
Questi sintomi non identificano una causa specifica, ma richiedono un inquadramento clinico per escludere problemi articolari, meniscali o legamentosi.
In presenza di febbre associata a un ginocchio gonfio, arrossato, caldo al tatto e molto doloroso, oppure in caso di trauma importante, deformità evidente o incapacità di caricare il peso sulla gamba, è opportuno rivolgersi con urgenza a un medico o a un servizio di emergenza.
La visita ortopedica permette di distinguere un possibile sovraccarico funzionale da altre condizioni che possono coinvolgere cartilagine, menischi, tendini o legamenti.
In base alla valutazione, lo specialista può indicare un programma riabilitativo, eventuali esami di approfondimento e il trattamento più appropriato.
Il Dott. Daniele Caviglia è chirurgo ortopedico a Roma, specializzato nelle patologie e nella chirurgia dell’anca e del ginocchio, con particolare interesse per la traumatologia sportiva e la medicina rigenerativa.
Si è laureato in Medicina e Chirurgia con 110/110 e lode all’Università La Sapienza di Roma e ha conseguito la Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia con 70/70 e lode presso il Policlinico Agostino Gemelli.
Ha maturato esperienza presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna ed è membro di SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia) e SIAGASCOT (Società Italiana di Artroscopia, Ginocchio, Arto Superiore, Sport, Cartilagine e Tecnologie Ortopediche).
Tra le principali aree di attività del Dott. Daniele Caviglia rientrano le patologie del ginocchio e la traumatologia sportiva, con particolare attenzione alle lesioni meniscali, del legamento crociato anteriore, alle condropatie, all’artrosi e alle problematiche femoro-rotulee.
Si occupa inoltre di chirurgia artroscopica e protesica del ginocchio e di trattamenti di medicina rigenerativa, tra cui infiltrazioni con PRP e tessuto adiposo microframmentato (Lipogems), valutando per ogni paziente il percorso terapeutico più appropriato in base all’età, al livello di attività e al grado di degenerazione articolare.
Opera come Dirigente Medico presso l’Ospedale Israelitico di Roma e riceve in visita privata presso la clinica Ars Biomedica (Via Luigi Bodio 58, Roma). È convenzionato con le principali assicurazioni sanitarie private.

Dr. Daniele Caviglia
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