La rottura del menisco è una lesione della fibrocartilagine che ammortizza il ginocchio: provoca dolore, gonfiore e a volte la sensazione che l’articolazione si blocchi. Nella maggior parte dei casi si continua a camminare, ma il ginocchio non lavora più come prima, e rimandare non aiuta. Chi entra nel mio studio ha quasi sempre la stessa preoccupazione: dovrò operarmi? La risposta dipende da sede e tipo di rottura, dalla tua età e da quanto vuoi tornare attivo. La buona notizia è che oggi il trattamento si costruisce su misura, dal percorso conservativo alla chirurgia mininvasiva in artroscopia.
Il menisco è una fibrocartilagine a forma di mezzaluna che si trova tra femore e tibia. Ogni ginocchio ne ha due, il menisco mediale (interno) e il menisco laterale (esterno), e servono ad ammortizzare i carichi, stabilizzare l’articolazione e distribuire il liquido che nutre la cartilagine. Parlare di rottura significa descrivere una lacerazione di questa struttura. La parte esterna, ricca di vasi sanguigni, viene chiamata zona rossa e ha buone probabilità di cicatrizzare. La parte interna, la zona bianca, riceve poco sangue e difficilmente guarisce da sola. Sapere in quale zona cade la lesione è il primo dato che orienta ogni scelta di cura. Approfondisco anatomia e varianti nella pagina dedicata alle lesioni meniscali.
I sintomi di un menisco rotto cambiano da persona a persona, ma alcuni segnali ritornano spesso:
Nelle lesioni degenerative il dolore può nascere senza un trauma evidente, magari alzandosi dal divano o scendendo le scale. Quando il ginocchio resta bloccato dopo uno scatto, il sospetto di una rottura meniscale diventa alto e conviene una visita.
Sì, con il menisco rotto di solito si cammina, ma il modo in cui si cammina conta. Molti pazienti reggono il peso e proseguono la giornata, altri zoppicano o sentono il ginocchio instabile. Camminare forzando il dolore, però, può allargare la lesione: se avverti blocco o cedimento, riduci il carico e fatti visitare.
Le cause si dividono in due grandi famiglie. Nei giovani e negli sportivi la rottura arriva da un trauma: una torsione del ginocchio con il piede fermo a terra, un cambio di direzione, un contrasto a calcio, basket o sci. Negli adulti oltre i quarant’anni prevale la degenerazione, perché il menisco si assottiglia e si sfilaccia con gli anni e a volte cede per un gesto banale. Esiste anche una variante congenita, il menisco discoide, più esposta alle lesioni fin da giovani. Chi ha già avuto una lesione del crociato corre un rischio maggiore, perché l’instabilità sovraccarica i menischi.
Non tutte le rotture sono uguali, e il nome della lesione racconta molto della cura. Le lesioni longitudinali seguono la fibra del menisco e, se lunghe, possono ribaltarsi dando la classica lesione a manico di secchio, che blocca il ginocchio. Le lesioni radiali tagliano il menisco di traverso e ne interrompono la funzione di ammortizzatore. Le lesioni a flap creano un lembo mobile, mentre le forme degenerative sfilacciano il tessuto senza un contorno definito. Ho dedicato un approfondimento specifico alla lesione a manico di secchio, tra le più delicate da trattare.
La diagnosi parte dalle tue mani e dalle mie. In visita eseguo test clinici come il test di McMurray e il test di Apley, che riproducono il dolore meccanico tipico della lesione. La radiografia non mostra il menisco, che è tessuto molle, ma serve a escludere problemi ossei. L’esame che individua la rottura è la risonanza magnetica, che ne rivela sede, forma e gravità. Leggere bene quelle immagini, incrociandole con quello che il ginocchio racconta durante la visita, è ciò che separa una diagnosi accurata da un referto letto in fretta.
La cura dipende da tre elementi: la sede della lesione (zona rossa o bianca), il tipo di rottura e le tue esigenze funzionali. Non esiste una risposta valida per tutti, e parte del mio lavoro è scegliere il percorso meno invasivo capace di riportarti in piedi.
Solo le lesioni piccole nella zona rossa, ben vascolarizzata, possono cicatrizzare da sole in alcune settimane. Le rotture nella zona bianca non guariscono spontaneamente. Ecco perché la stessa diagnosi può portare a scelte opposte a seconda di dove si trova la lesione.
Nelle lesioni degenerative o di piccola entità spesso si evita la sala operatoria. Riposo mirato, ghiaccio, farmaci antinfiammatori e soprattutto un percorso di fisioterapia per rinforzare quadricipite e stabilizzatori del ginocchio permettono a molti pazienti di tornare alle attività quotidiane senza chirurgia.
Quando la lesione blocca il ginocchio, è ampia o riguarda un giovane sportivo, si interviene in artroscopia del ginocchio, con due piccoli accessi. Il chirurgo può regolarizzare la parte rotta (meniscectomia selettiva) oppure ricucire il menisco con una sutura, quando la zona è vascolarizzata. Nei casi selezionati, in pazienti giovani, si valuta il trapianto di menisco. Ti spiego nel dettaglio le tecniche nella pagina sull’intervento al menisco.
I tempi di recupero cambiano con il trattamento. Dopo una meniscectomia selettiva si torna in piedi in pochi giorni e allo sport in tre-sei settimane. Dopo una sutura meniscale il recupero è più lungo, perché il menisco deve cicatrizzare, e servono alcuni mesi prima del ritorno all’attività piena. Con il percorso conservativo i tempi seguono la risposta alla fisioterapia.
Nel frattempo alcune cose è meglio evitarle: accovacciarsi in profondità, ruotare il ginocchio sotto carico, correre su terreni sconnessi e insistere sui movimenti che riaccendono il dolore. Ascoltare questi segnali protegge il menisco e la cartilagine intorno.
Se convivi con dolore, gonfiore o un ginocchio che si blocca, una visita mirata chiarisce sede e gravità della lesione e definisce il percorso giusto per te. Come ortopedico del ginocchio a Roma ricevo sportivi e pazienti di ogni età: prenota un consulto e valutiamo insieme la soluzione meno invasiva.
A cura del Dr. Daniele Caviglia, chirurgo ortopedico a Roma specializzato in anca e ginocchio. Laurea in Medicina e Chirurgia alla Sapienza (110 e lode) e specializzazione in Ortopedia e Traumatologia al Policlinico Gemelli. Svolgo attività clinica e chirurgica presso l’Ospedale Israelitico e Ars Biomedica, con oltre 300 interventi al ginocchio all’anno e più di 2.500 procedure eseguite. Questo contenuto ha finalità informative e non sostituisce la visita specialistica.

Dr. Daniele Caviglia
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