Quando il dolore all'inguine compare sotto carico, si attenua con il riposo e si accompagna a rigidità dopo essere rimasti fermi, la causa articolare più frequente è l’artrosi dell’anca, o coxartrosi.
Riguarda soprattutto gli adulti oltre i cinquant’anni, ma non è solo una patologia dell’anziano. In presenza di displasia dell’anca, conflitto femoro-acetabolare o esiti di trauma, la degenerazione può comparire anche tra i trenta e i quarant’anni.
Non tutti i dolori inguinali, però, nascono dall’articolazione. La stessa zona riceve segnali dai muscoli adduttori, dall’ileopsoas, dalla parete addominale, dalla colonna lombare e da organi che con l’ortopedia non hanno nulla a che vedere.
L’inguine, la piega che separa l’addome dalla coscia, è un punto particolare, in cui convivono strutture molto diverse tra loro:
Condividono tutti la stessa area di percezione del dolore, e questo è il motivo per cui una sola sede corrisponde a cause anche lontane tra loro.
La letteratura clinica descrive il dolore dell’anca dividendolo in tre regioni, ciascuna con un proprio gruppo di cause:
Le cause del dolore all’inguine possono essere diverse.
Nascono dentro l’anca e riguardano cartilagine, osso e labbro acetabolare:
Un gruppo internazionale di ventiquattro esperti ha definito una classificazione condivisa del dolore inguinale nello sportivo, distinguendo le forme legate agli adduttori, all’ileopsoas, alla regione inguinale e a quella pubica, oltre alle forme di origine articolare.
Rientrano qui la pubalgia, i risentimenti degli adduttori tipici del calciatore e le tendinopatie da sovraccarico.
Si riconoscono perché il dolore si riproduce con la contrazione contro resistenza del muscolo interessato, mentre il movimento passivo dell’anca resta libero.
L’ernia inguinale provoca un dolore che compare in posizione eretta, sotto sforzo, con i colpi di tosse, e che si accompagna a una tumefazione palpabile. È più frequente nell’uomo per la conformazione del canale inguinale.
Il dolore inguinale può nascere lontano dall’inguine. Un’ernia lombare alta dà cruralgia, un dolore che parte dall’inguine e scende sulla faccia anteriore della coscia.
In una casistica di pazienti con dolore in regione sacroiliaca, la fonte reale era la colonna lombare.
Vanno inoltre considerate le cause urologiche, ginecologiche e le linfoadenopatie.
No. Il lato in cui compare il dolore non identifica la causa: artrosi, ernia, pubalgia e conflitto femoro-acetabolare si presentano indifferentemente a destra o a sinistra.
Quello che orienta è il comportamento del dolore, non la sua lateralità.
Esiste però una ragione per cui l’artrosi d’anca esordisce quasi sempre da un lato solo: le alterazioni morfologiche che la favoriscono, come la displasia con copertura acetabolare ridotta e la morfologia cam, sono asimmetriche nella maggior parte dei casi.
Il dolore dell’anca artrosica si irradia lungo la faccia anteriore e interna della coscia e in alcuni casi arriva fino al ginocchio, dove il paziente lo localizza.
Succede che una persona si presenti convinta di avere un problema al ginocchio quando l’articolazione malata è l’anca, e che il ginocchio, radiografato, risulti sano.
La distinzione pratica è questa: il dolore di origine articolare si ferma sopra il ginocchio e peggiora sotto carico. Orienta invece verso la colonna lombare un dolore che scende oltre il ginocchio, arriva al polpaccio o al piede, e si accompagna a formicolio o alla perdita di forza.
La sede e il meccanismo del dolore non cambiano, cambia la frequenza relativa delle cause.
Nell’uomo, l’ernia inguinale è più comune. Negli sportivi prevalgono le forme legate agli adduttori.
Nella donna vanno considerate anche le cause ginecologiche. Il sesso femminile figura tra i fattori di rischio riconosciuti dell’artrosi di anca e ginocchio.
In gravidanza, il dolore inguinale dipende invece dal carico crescente sui legamenti del bacino.

Il dolore da coxartrosi ha un comportamento riconoscibile e un’evoluzione lenta:
All’esame clinico, il dolore evocato dalla rotazione interna dell’anca è uno dei segni più indicativi. È un test che, se eseguito, può confermare il sospetto diagnostico.
La cartilagine articolare è il tessuto liscio che riveste le superfici ossee e permette loro di scivolare senza attrito. Nella coxartrosi si assottiglia e si consuma in modo progressivo, fino a ridursi o scomparire in alcune zone, e le superfici ossee arrivano a contatto diretto.
Il processo non riguarda però solo la cartilagine. Coinvolge anche l’osso sottostante, la membrana sinoviale, i legamenti e la muscolatura intorno all’anca, ed è per questo che al dolore si accompagnano rigidità e riduzione del movimento.
Gli osteofiti, le escrescenze ossee ai margini dell’articolazione, sono la risposta dell’osso a un carico alterato.
L’artrosi dell’anca viene divisa in primaria, quando non emerge una causa identificabile, e secondaria, quando insorge a partire da fattori noti.
La ricerca degli ultimi vent’anni ha ridimensionato questa separazione. Da quando è stato descritto il conflitto femoro-acetabolare, una quota rilevante delle forme un tempo definite idiopatiche viene ricondotta ad alterazioni morfologiche sottili dell’anca, presenti da anni e rimaste silenti.
I fattori riconosciuti dalla letteratura sono:
La differenza ha una ricaduta diretta. Quando identifico una causa morfologica in un paziente ancora giovane, il percorso cambia, perché si può ragionare sulla conservazione dell’articolazione e non soltanto sul controllo del dolore.
Durante la visita ortopedica si ricostruisce la storia del dolore e il modo in cui si comporta nel corso della giornata, poi si valuta l’articolarità dell’anca, la rotazione interna in particolare, confrontando i due lati.
L’esame di primo livello è la radiografia: una proiezione antero-posteriore del bacino e una proiezione laterale dell’anca sintomatica mostrano la riduzione dello spazio articolare, gli osteofiti e la morfologia dei capi ossei.
Quando storia clinica e radiografia non sono sufficienti, si ricorre alla risonanza magnetica, che riconosce fratture non visibili, lesioni da stress e necrosi della testa del femore. Per le lesioni del labbro acetabolare, l’esame di scelta è l’artro-risonanza.

I pilastri della gestione dell’artrosi sono
Il movimento mantiene la mobilità articolare e rinforza la muscolatura che stabilizza l’anca, mentre il riposo prolungato accelera la perdita di funzione.
A questi si affiancano i farmaci antinfiammatori non steroidei, nelle persone che possono assumerli, e le infiltrazioni articolari.
Le terapie di medicina rigenerativa, come il plasma ricco di piastrine e le procedure con tessuto adiposo, sono indicate nelle fasi iniziali e intermedie della degenerazione, quando l’obiettivo è controllare il dolore e mantenere la funzione.
Nelle fasi avanzate, quando la cartilagine è esaurita, il dolore è presente anche a riposo e la limitazione condiziona cammino, sonno e attività quotidiane, la sostituzione protesica diventa l’opzione da valutare.
Nessun valore radiografico stabilisce da solo il momento giusto: contano imaging, entità della limitazione funzionale, età e aspettative della persona.
L’intervento di protesi d’anca sostituisce le superfici articolari usurate con componenti artificiali. Quello che cambia tra le diverse tecniche non è la protesi in sé, ma la via con cui il chirurgo raggiunge l’articolazione.
L’accesso anteriore diretto passa in un intervallo naturale tra i muscoli, senza sezionarli.
Le revisioni sistematiche che lo confrontano con gli accessi tradizionali concordano su un vantaggio nel recupero precoce: punteggi funzionali migliori nelle prime settimane, degenza più breve, minore dolore postoperatorio e abbandono anticipato degli ausili per il cammino.
È altrettanto documentato che il vantaggio si esaurisce nel tempo. Una metanalisi su quindici studi randomizzati ha rilevato un miglioramento medio del punteggio di Harris di 4,06 punti a sei settimane dall’intervento, differenza che a tre e a dodici mesi non risulta più significativa.
Gli stessi lavori segnalano una maggiore incidenza di lesione del nervo cutaneo laterale della coscia e una curva di apprendimento che richiede esperienza consolidata in chirurgia protesica.
L’accesso anteriore rende quindi più rapide le prime settimane, non produce un’anca migliore a un anno. È una tecnica indicata in alcuni casi, non applicabile a tutti.
Tecnica, preparazione all’intervento e percorso riabilitativo sono descritti nella pagina dedicata all’intervento di protesi d’anca.
Un dolore all’inguine che dura da più di due o tre settimane, che peggiora camminando, che ti sveglia di notte o che ti sta facendo modificare i movimenti quotidiani necessita di una valutazione specialistica.
Lo stesso vale per un dolore inguinale in un adulto giovane, soprattutto se in famiglia c’è chi è stato operato di protesi d’anca. Nell’artrosi dell’anca la diagnosi precoce non ferma la degenerazione, ma permette di intervenire con il trattamento conservativo quando ha ancora margine.
Il Dott. Daniele Caviglia è chirurgo ortopedico a Roma, specializzato nelle patologie e nella chirurgia dell’anca e del ginocchio, con particolare interesse per la traumatologia sportiva e la medicina rigenerativa.
Si è laureato in Medicina e Chirurgia con 110/110 e lode all’Università La Sapienza di Roma e ha conseguito la Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia con 70/70 e lode presso il Policlinico Agostino Gemelli.
Ha maturato esperienza presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna ed è membro di SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia), SIdA (Società Italiana dell’Anca) e SIAGASCOT (Società Italiana di Artroscopia, Ginocchio, Arto Superiore, Sport, Cartilagine e Tecnologie Ortopediche).
Nella sua attività clinica si occupa quotidianamente di patologia degenerativa e traumatica dell’anca, dall’inquadramento del dolore inguinale alla gestione della coxartrosi, del conflitto femoro-acetabolare e della displasia dell’anca nell’adulto, con ricorso alla medicina rigenerativa (PRP e Lipogems) nelle indicazioni appropriate.
La chirurgia protesica dell’anca rientra tra le sue principali aree di attività, dalla protesi mini-invasiva con accesso anteriore alla gestione delle complicanze protesiche quali l'instabilità e la lussazione.
Opera come Dirigente Medico presso l'Ospedale Israelitico di Roma, dove gli interventi sono eseguibili anche in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, e riceve in visita privata presso la clinica Ars Biomedica (Via Luigi Bodio 58, Roma). È convenzionato con le principali assicurazioni sanitarie private.
Le informazioni cliniche di questa pagina sono state verificate su articoli indicizzati in PubMed.

Dr. Daniele Caviglia
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