Ti alzi dalla sedia e i primi tre passi li fai piano, aspettando che il ginocchio si sblocchi. Scendere ti costa più che salire. E la notte, da fermo, il dolore si fa sentire lo stesso. Poi un medico guarda la lastra e dice la parola: protesi. Da quel giorno la domanda è una: è il momento, o posso ancora aspettare?
Nessuno può rispondere al posto tuo. La risposta però non si costruisce a occhio. Si costruisce con tre criteri che puoi osservare da solo. Il dolore che resta anche da fermo. Le cose di ogni giorno che hai smesso di fare. Le cure che hai già provato senza risultato. La protesi al ginocchio si decide con tre criteri osservabili, e il calendario viene dopo.
Qui trovi i tre criteri, i numeri dei registri su durata e dolore residuo, la scelta fra totale e parziale, il peso dell'età e cosa succede il giorno dell'intervento. La decisione resta tua: alla visita si verifica con le radiografie sotto carico.
La radiografia mostra quanta cartilagine è rimasta. Da sola però non decide. Lo scrive il Lancet nel 2018: la soglia per operare non è netta e dipende dal paziente e dal chirurgo (Price, 2018). I criteri sono tre: sintomi, funzione e cure già fatte. La lastra sotto carico li conferma, e il passo successivo è l'intervento di protesi al ginocchio, descritto nella pagina dedicata.
Il primo criterio è il dolore a riposo. All'inizio l'artrosi fa male quando cammini e passa da seduto. Nella fase avanzata duole anche da fermo e ti sveglia di notte. Se prendi antinfiammatori più giorni a settimana da mesi, le cure senza bisturi non bastano più. Segna su un calendario notti e farmaci: alla visita pesano quanto la lastra.
Il secondo criterio è la funzione. Conta cosa hai tolto dalla settimana: la spesa a piedi, le scale di casa, inginocchiarti, camminare con gli amici. Un ginocchio che non si piega oltre i novanta gradi cambia come ti siedi in auto. Quando chiedi aiuto per cose che facevi da solo, la protesi entra fra le opzioni.
Il terzo criterio sono le cure già fatte. Le linee guida OARSI del 2019 mettono al primo posto esercizi guidati, controllo del peso ed educazione. Poi gli antinfiammatori in gel e, in casi scelti, le infiltrazioni di cortisone, che danno sollievo per poche settimane. Se le hai seguite per mesi senza risultato, la fase conservativa è completa. Se non le hai ancora fatte, si parte dall'artrosi del ginocchio e dalle sue cure.

La protesi ginocchio è il ricambio delle superfici consumate dell'articolazione. Il chirurgo toglie cartilagine e un sottile strato di osso da femore e tibia, e li ricopre con componenti di metallo; la rotula si riveste se serve. In mezzo mette un inserto di polietilene, una plastica dura che fa da cuscinetto. Legamenti, muscoli e tendini restano tuoi: l'impianto si muove con la tua gamba. In Italia nel 2022 sono stati eseguiti 99.222 interventi sul ginocchio, 92.526 dei quali sostituzioni totali, secondo il Registro italiano artroprotesi dell'Istituto superiore di sanità.
Servono le radiografie sotto carico e l'elenco delle cure già fatte. Il Dr. Daniele Caviglia riceve a Roma, all'Ospedale Israelitico e alla clinica Ars Biomedica. Si valuta insieme a che punto è il ginocchio e si decide per la soluzione migliore.
Il ginocchio ha tre compartimenti: interno, esterno e quello fra rotula e femore. Se l'artrosi ne ha consumato uno solo e i crociati sono sani, si sostituisce solo quella parte. È la protesi monocompartimentale. Se il danno riguarda due o tre compartimenti, serve la totale. Quando la protesi monocompartimentale del ginocchio è indicata lo trovi nell'articolo dedicato.
Un'età giusta non esiste. Fra gli over 75, un terzo ha un'artrosi del ginocchio con sintomi e segni alla lastra (JAMA, 2021). È la fascia in cui la protesi è più frequente. Si opera anche oltre gli 80 anni, se l’anestesista da il nulla osta. Sotto i 55 anni il tema è opposto: la protesi dura meno della vita media di una persona. Da giovani si cerca di guadagnare anni con le cure conservative. Da anziani contano le condizioni generali.
Due numeri servono prima di decidere, e nessuno dei due è una promessa.
Una revisione pubblicata sul Lancet nel 2019 ha unito 14 registri nazionali, per 299.291 protesi totali di ginocchio. Risultato: 82% ancora al suo posto dopo 25 anni, e 70% per le monocompartimentali. Il rigetto, come per un organo trapiantato, non esiste. Un impianto fallisce per scollamento, infezione o usura dell'inserto. Per il Lancet 2018 i progressi vengono più dal modo di impiantare che dal disegno: la dicitura ultima generazione dice poco sulla durata.
Circa un paziente su cinque riferisce ancora dolore mesi o anni dopo la protesi. Lo dice una revisione di 17 studi (BMJ Open, 2012), confermata dall'EFORT Open Reviews nel 2018. I fattori di rischio sono in parte già presenti prima dell'intervento. Saperlo prima cambia aspettative e riabilitazione. Il Dr. Caviglia lo dice ai pazienti alla visita.
L'intervento chirurgico dura fra 60 e 90 minuti, in anestesia spinale con sedazione. Il ricovero è di pochi giorni. Con il percorso fast track dell'Ospedale Israelitico si è in piedi il giorno stesso e si cammina con le stampelle dalle prime ore. Il protocollo ERAS (Acta Orthopaedica, 2020) chiede mobilizzazione precoce e pochi oppioidi. Osserva anche che nessuna tecnica da sola, chirurgia assistita dal computer compresa, ha prove di anticipare la dimissione. La chirurgia robotica del ginocchio serve alla precisione dei tagli e dell'allineamento. La riabilitazione inizia in reparto: esercizi per sbloccare e piegare il ginocchio, poi scale, cyclette e palestra. Gonfiore e zoppia calano in poche settimane.

Se hai già una proposta di intervento, porta lastre e referti alla visita. Il confronto riguarda tipo di protesi, tecnica e tempi del tuo caso. Chi visita è chi opera.
Daniele Caviglia è medico chirurgo ortopedico e traumatologo a Roma. Laurea alla Sapienza nel 2016, 110 e lode. Specializzazione al Policlinico Gemelli nel 2022, 70 e lode. Perfezionamento al Rizzoli di Bologna con il Prof. Cesare Faldini. Dal dicembre 2021 è dirigente medico all'Ospedale Israelitico, dove opera anche con il Servizio sanitario nazionale. Opera anche alla clinca Ars Biomedica, con le principali assicurazioni. Esegue circa 500 interventi l'anno fra anca e ginocchio, come primo o secondo operatore. Sulla protesi ginocchio usa robotica e allineamento cinematico. I centri di eccellenza si riconoscono dal volume.
Porta le radiografie sotto carico, l'elenco dei farmaci e le cure già fatte. Alla visita ortopedica a Roma il Dr. Daniele Caviglia dice se i tre criteri sono raggiunti e quale protesi sarebbe indicata. Decidi tu, con il tempo che ti serve.

Dr. Daniele Caviglia
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