Se sali le scale una alla volta, con la mano sul corrimano, questa pagina parla di te. Le scarpe le allacci da seduto, la passeggiata l'hai accorciata, di notte ti giri e l'anca ti sveglia. Poi l'ortopedico guarda la radiografia e dice la parola: protesi. Torni a casa con una domanda: tra sei mesi come starò?
Quello che ti serve adesso è un calendario: cosa succede il giorno dell'intervento, cosa puoi fare dopo due settimane, dopo sei, dopo tre mesi, per quanti anni dura la protesi.
L'intervento di protesi d'anca segue fasi con traguardi che si possono prevedere. In piedi spesso il giorno stesso, al volante in media dopo circa un mese, al lavoro dopo circa undici settimane, allo sport dopo circa quattro mesi. Sono medie di studi pubblicati.
Qui le trovi in ordine di tempo: quando la protesi serve, come si svolge l'intervento, cosa cambia dopo, quanti anni dura. Il calendario del tuo caso lo fissa il chirurgo alla visita.
La protesi serve quando la cartilagine dell'anca è consumata e le cure senza chirurgia non bastano più. La coxartrosi, cioè l'artrosi dell'anca, è la causa più frequente. Altre cause sono la necrosi della testa del femore (LINK) e le fratture del femore negli anziani.
Esercizio, calo di peso e farmaci vengono prima: sono la prima cosa da fare. Il Dr. Daniele Caviglia lo dichiara come principio: quando esiste una strada conservativa, è da lì che si parte. L'età da sola non decide: contano quanto l'anca limita le giornate, la radiografia e cosa è già stato provato. La decisione la prende il paziente con il chirurgo, alla visita.

Nella forma più comune, la protesi anca totale, si sostituiscono le due parti consumate dell'articolazione. La testa del femore viene tolta: al suo posto entra uno stelo di metallo con una testa nuova di ceramica. Il cotile, cioè la cavità del bacino (o acetabolo), riceve una coppa con un inserto di polietilene o di ceramica.
I tipi sono tre e si scelgono in base alla malattia e all'osso che resta:
L'accesso è la via con cui il chirurgo arriva all'anca. Il Dr. Caviglia usa l'accesso anteriore mini-invasivo, che permette spesso di tornare in piedi già il giorno dell'intervento e riduce molto il rischio di lussazione, permettendo una vita con molte meno limitazioni.
In sala il chirurgo toglie la testa del femore consumata. Prepara il cotile e fissa la coppa. Poi inserisce lo stelo nel femore e monta la testa nuova. Anestesia, durata e giorni di ricovero cambiano da caso a caso: si discutono alla visita. In genere il ricovero non è mai piu di 2-3 giorni e il paziente viene messo in piedi il giorno stesso.
Sono medie di studi pubblicati: il calendario di ciascuno lo decide il chirurgo.
In piedi spesso il giorno stesso. I primi passi si fanno in reparto; il traguardo è la dimissione.
A casa si fanno gli esercizi di riabilitazione e si cammina ogni giorno un po' di più. I pazienti tornano al volante in media dopo 33 giorni. Per dormire sul fianco e piegarsi ho scritto tutto qui: come dormire dopo la protesi d'anca.
Il ritorno al lavoro avviene in media dopo 8 settimane. Pazienti che fanno lavori pesanti hanno tempi più lunghi al fine di essere più scrupolosi.
Lo sport torna in media dopo 16,1 settimane, per 85 pazienti su 100.

Quali movimenti evitare per sempre? Non ci sono movimenti da evitare per sempre specialmente con l’accesso anteriore il rischio di lussazione è molto basso e il paziente non ha limitazioni.
Una protesi totale d'anca dura 35 anni in circa 78 pazienti su 100, secondo i registri nazionali. I nuovi polietileni con aggiunta di vitamina E hanno un usura molto più lenta nel tempo. Questo permette una durata molto lunga dell’impianto.
Dopo una protesi anca alcuni segnali non aspettano il controllo programmato. La gamba che sembra più corta o girata e non si muove. Un dolore nuovo che aumenta invece di calare. La ferita che si arrossa o perde liquido. La febbre. Il primo quadro può essere una lussazione della protesi d'anca: va valutato il giorno stesso.
Daniele Caviglia è medico chirurgo ortopedico e traumatologo a Roma, in chirurgia di anca e ginocchio. Laurea alla Sapienza nel 2016, 110 e lode. Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia al Policlinico Gemelli nel 2022, 70 e lode. Perfezionamento in chirurgia protesica dell'anca mini-invasiva al Rizzoli di Bologna con il Prof. Cesare Faldini. Dal dicembre 2021 è dirigente medico all'Ospedale Israelitico di Roma, dove opera anche in convenzione con il SSN. Esegue circa 500 interventi l'anno su anca e ginocchio. È membro di SIOT, SIdA e SIAGASCOT.
Porta le radiografie sotto carico, l'elenco dei farmaci e le cure già fatte. Alla visita ortopedica a Roma il Dr. Daniele Caviglia dice se i tre criteri sono raggiunti e quale protesi sarebbe indicata. Decidi tu, con il tempo che ti serve.

Dr. Daniele Caviglia
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