La frattura del femore è considerata una delle lesioni muscoloscheletriche più gravi e complesse, soprattutto tra gli anziani. Questa tipologia di frattura può avere un impatto significativo sulla qualità della vita, causando dolore, limitando l'autonomia e aumentando il rischio di complicanze mediche associate. Si tratta di una situazione ortopedica che richiede un intervento tempestivo e multidisciplinare.1
La frattura del femore si può verificare in punti differenti: la regione prossimale (frattura del collo del femore), la diafisi (frattura del corpo del femore) e il segmento distale (vicino al ginocchio). Il trattamento può differire a seconda dell'esatta sede della frattura ossea e del suo tipo specifico, considerando anche l’età del paziente e eventuali condizioni mediche pre-esistenti. 1
Dopo un intervento mirato per sanare la frattura del femore, uno step cruciale è rappresentato dalla riabilitazione. Un programma di recupero personalizzato è essenziale per riacquisire autonomia e avere una buona qualità di vita.1
Le ragioni per cui si verificano le fratture del femore variano, in particolare, in base all’età dell’individuo.
Nei giovani adulti, traumi di grande entità come incidentali stradali o cadute da elevate altezze rappresentano la causa più comune. Queste situazioni comportano forze meccaniche estreme che possono superare la resistenza strutturale del femore - l’osso più lungo robusto del corpo umano - provocando fratture spesso scomposte e instabili che richiedono interventi chirurgici complessi.2
Lesioni a basso impatto come una caduta banale da una posizione eretta sono comuni negli anziani affetti da osteoporosi. Quest'ultima causa un calo nella densità minerale ossea compromettendo la microarchitettura dell’osso, rendendolo suscettibile a fratture anche a seguito di piccole sollecitazioni. Inoltre, gli anziani possono diventare più vulnerabili quando sono esposti ad alcune situazioni che aumentano il rischio di fratture, come ambienti domestici poco sicuri, mancanza di supporto familiare, stile di vita sedentario e cattiva alimentazione.3
La presenza di malattie concomitanti come il diabete, l'insufficienza renale cronica, la carenza di vitamina D, la sarcopenia, i problemi neurologici può aumentare il rischio di cadute e quindi di fratture.4
Una diagnosi precisa e rapida è fondamentale per evitare complicazioni e pianificare un trattamento mirato.
Durante la visita medica si possono riscontrare sintomi come intensi dolori all'anca e alla coscia che rendono difficile il carico sul lato colpito dall'artrite dell'anca; solitamente si verifica anche un accorciamento e una rotazione verso l'esterno della gamba interessata oltre alla presenza occasionale di gonfiori e lividi insieme ad una limitata mobilità articolare. 1,2
Test diagnostico attraverso immagini
Classificazioni radiografiche
La classificazione di Garden per le fratture del collo femorale (da I a IV), è utile per prevedere il rischio di necrosi e per stabilire la strategia chirurgica più opportuna. 1
La Classificazione AO riguarda fratture diafisarie o distali, che include localizzazione, morfologia e grado di scomposizione.
Approccio non invasivo
Accessibile solo a pazienti selezionati, come i bambini con fratture ancora incomplete o gli adulti che non possono essere sottoposti ad anestesia a causa di condizioni mediche gravi. Il trattamento conservativo include ad esempio la trazione dell’arto, l’uso di dispositivi ortopedici o l’immobilizzazione con gessature. Tuttavia, questo approccio è associato a rischi significativi come trombosi venosa profonda, infezioni respiratorie e le piaghe da pressione, oltre alla possibile perdita della funzione dell’arto interessato dalla frattura. 2
Intervento chirurgico
La chirurgia è comunemente usata per trattare le fratture del femore negli adulti, seguendo procedure standard per la maggior parte dei pazienti. I metodi chirurgici comuni includono principalmente: 1,5
In ogni caso, intervenire tempestivamente è la chiave per poter non solo riacquisire la funzionalità dell’arto, ma anche per ridurre il rischio di mortalità e di complicanze sistemiche correlate alla frattura del femore. (Fischer, Scala). Basti pensare che un intervento attuato anche dopo solo 48 ore dall’evento della frattura, può comportare un rischio di mortalità entro 1 anno. 1,4
Qualsiasi sia il trattamento attuato, il successivo passaggio cruciale è sicuramente la riabilitazione per la frattura del femore.
La fase di recupero è fondamentale nel percorso terapeutico e dovrebbe cominciare preferibilmente entro le prime 24-48 ore dopo l'intervento chirurgico; quest’ultima potrebbe durare diverse settimane o addirittura mesi. Il programma di riabilitazione deve essere personalizzato e adattato all'età del paziente, all'intervento effettuato nonché ad eventuali condizioni di salute aggiuntive e ai traguardi funzionali del paziente.
Principali obiettivi da raggiungere
Sebbene sia necessario definire un percorso specifico per ogni paziente, i programmi di riabilitazione dopo una frattura del femore possono includere i seguenti aspetti. 1,3,5
La frattura del femore è una condizione di grande rilevanza clinica e sociale soprattutto tra gli anziani. A gestire efficacemente questa situazione è importante un approccio olistico che preveda una diagnosi precisa, chirurgia tempestiva, trattamento delle patologie associate e un programma riabilitativo personalizzato ed intensivo. Questo rappresenterebbe la chiave per un recupero ottimale. Educazione del paziente, familiari coinvolti e l'utilizzo di servizi innovativi come le fracture liaison services risultano cruciali per prevenire ricadute e migliorare la qualità della vita a lungo termine.3
Il Dr Daniele Caviglia è un chirurgo ortopedico con sede a Roma, specializzato in Ortopedia e Traumatologia con focus particolare sulle patologie dell'anca e del ginocchio, traumatologia sportiva e medicina rigenerativa. Oltre ad effettuare una diagnosi puntuale e a saper identificare il trattamento più adeguato, saprà guidare il paziente anche nel percorso riabilitativo affinché possa raggiungere la migliore qualità di vita possibile.

Dr. Daniele Caviglia
Scrivi su WhatsApp
