In breve. Con l'accesso anteriore il chirurgo raggiunge l'anca passando tra i muscoli, senza tagliarli: il dolore dei primi giorni è minore, le stampelle si lasciano prima e il rischio di lussazione è molto basso, tanto che nella maggior parte dei casi non ci sono movimenti da evitare. Con l'accesso posteriore il grande gluteo e i piccoli muscoli extrarotatori vengono sezionati: è una via versatile, adatta anche ai casi complessi, ma richiede attenzione ai movimenti perché la protesi è meno protetta. A distanza di un anno i risultati funzionali si avvicinano [1, 2]; a fare la differenza sono l'anatomia del paziente e l'esperienza del chirurgo con la via scelta.
Quando l'ortopedico conferma che serve una protesi d'anca, la domanda successiva arriva spesso da un conoscente già operato o da una ricerca online: «Ti fanno l'anteriore o il posteriore?». Le due vie portano allo stesso impianto, ma cambiano il modo in cui si arriva all'articolazione, il ritmo del recupero e le precauzioni da rispettare dopo. Conoscere queste differenze ti permette di arrivare alla visita con domande precise.
Qui trovi cosa cambia tra le due vie, cosa riportano gli studi indicizzati in PubMed e quali caratteristiche del paziente orientano la scelta. Indicazioni, preparazione e fasi dell'operazione sono descritte nella pagina dedicata all'intervento di protesi d'anca.
La tabella riassume i punti su cui le due vie si distinguono. Dettagli e fonti sono nei paragrafi successivi.
| Accesso anteriore | Accesso posteriore | |
| Dove passa il chirurgo | Davanti all'anca, negli spazi tra i muscoli | Dietro e di lato, tagliando il grande gluteo e gli extrarotatori |
| Muscoli e tendini | Divaricati, non tagliati | Sezionati |
| Cicatrice | Faccia anteriore della coscia o piega inguinale («bikini») | Lato del gluteo |
| Prime 2-4 settimane | Dolore minore, stampelle lasciate prima [1, 3] | Recupero in media più lento |
| Stabilità e precauzioni | Rischio di lussazione molto basso; nella maggior parte dei casi nessun movimento da evitare | Rischio di lussazione più alto: evitare flessione oltre 90°, gambe accavallate, rotazione interna |
| Complicanze più caratteristiche | Formicolio della coscia | Lussazione, lesione del nervo sciatico |
| Candidato ideale | Normopeso o sovrappeso moderato, anatomia regolare | Qualsiasi corporatura, deformità, revisioni |
| Risultati a un anno | Simili [1, 2] | Simili [1, 2] |
La via d'accesso è il percorso che il chirurgo segue per arrivare all'articolazione. Le componenti impiantate (cotile, testa e stelo) sono in genere le stesse, anche se alcuni modelli, come gli steli corti, sono stati disegnati pensando anche all'impianto per via anteriore. Cambiano i muscoli che vengono attraversati, la posizione del paziente sul lettino e il punto in cui resterà la cicatrice.
Il termine «mini-invasivo» si riferisce al fatto che con l'accesso anteriore i muscoli non vengono tagliati ma solo divaricati. Non c'è quindi un tessuto muscolare da riparare e da attendere: è questo, più della lunghezza dell'incisione, a rendere il recupero più rapido.
Anche la cicatrice cambia sede. Con l'anteriore si trova sulla faccia anteriore della coscia oppure, con l'incisione obliqua detta «bikini», lungo la piega inguinale [13]; con il posteriore resta sul lato del gluteo.
Anteriore diretta “mini invasiva”. Si entra dalla parte frontale dell'anca sfruttando spazi naturali tra i muscoli. Nella variante «bikini» cambia solo il taglio sulla pelle, che segue la piega dell'inguine: viene proposta soprattutto alle donne, perché la cicatrice si nasconde meglio sotto il costume.
Laterale. Viene sezionato il muscolo medio gluteo, il muscolo che stabilizza il bacino quando si cammina, e per questo può lasciare una zoppia transitoria. È una via che oggi non si usa praticamente più.
Posteriore. Si raggiunge l'anca da dietro, sezionando il grande gluteo e i piccoli muscoli extrarotatori. È tuttora una delle vie più diffuse nel mondo.
Il paziente è sdraiato sulla schiena. Il chirurgo raggiunge l'anca passando in due spazi naturali: uno superficiale, tra sartorio e tensore della fascia lata, e uno profondo, tra retto femorale e medio gluteo. Nessun muscolo viene tagliato e i tessuti che chiudono l'articolazione sul retro restano intatti.
Gli studi che hanno confrontato le due vie descrivono lo stesso quadro. Chi viene operato per via anteriore ha meno dolore nei primi giorni, lascia prima le stampelle e torna prima alle attività di tutti i giorni; anche la degenza è in media più breve [1, 2, 3]. Il motivo è semplice: non c'è un muscolo tagliato che deve guarire.
Il vantaggio più importante, però, riguarda la stabilità. La capsula e i muscoli posteriori, che tengono la testa della protesi nella sua sede, non vengono toccati. Per questo il rischio di lussazione con l'accesso anteriore è molto basso [7], e nella maggior parte dei casi il paziente non deve rispettare le restrizioni sui movimenti che accompagnano la via posteriore: può sedersi, piegarsi e dormire nella posizione che preferisce, seguendo le indicazioni del chirurgo.
È una tecnica che richiede esperienza: i risultati migliori arrivano dai chirurghi che la eseguono con regolarità, e i registri nazionali lo confermano [8, 9]. Il secondo limite è il peso. L'incisione cade vicino alla piega dell'inguine, una zona calda e umida: in chi ha un addome prominente la ferita guarisce con più difficoltà, e obesità e diabete aumentano questo rischio [10, 11, 12].
Infine l'anatomia. Displasia grave, deformità del femore, esiti di fratture o mezzi di sintesi da rimuovere, muscolatura molto voluminosa e osso fragile rendono più difficile l'esposizione, soprattutto sul lato del femore. In questi casi il chirurgo può proporre la via posteriore. Se hai una diagnosi di anca displasica, è un punto da discutere durante la visita.
Il paziente è sdraiato sul fianco. Il chirurgo attraversa il grande gluteo, seziona i piccoli muscoli rotatori esterni e la capsula posteriore e impianta la protesi. Il medio gluteo, che tiene in equilibrio il bacino durante il cammino, non viene toccato.
Offre una visione ampia del cotile e del femore e può essere allargata durante l'intervento se serve più spazio: per questo resta la via di riferimento nei casi complessi e negli interventi di revisione. Si adatta a qualsiasi corporatura e si associa a una minore formazione di ossificazioni eterotopiche [14].
Il limite principale è la lussazione. Poiché la capsula e i muscoli posteriori vengono sezionati, la protesi è meno protetta nei movimenti di flessione e rotazione interna, quelli che la spingono all'indietro. La riparazione dei tessuti alla fine dell'intervento riduce molto il rischio [5, 6], ma la protezione naturale offerta da muscoli integri non viene recuperata del tutto: per questo il rischio resta più alto rispetto alla via anteriore [7] e alcune precauzioni accompagnano il paziente nel tempo.
Il secondo limite è il nervo sciatico, che passa proprio dietro l'anca, a pochi centimetri dal campo operatorio. La sua lesione è rara, ma è la complicanza neurologica più temuta di questa via, perché può causare debolezza del piede e della gamba e richiedere mesi per recuperare.

Le tempistiche variano da persona a persona. Lo schema che segue riassume come si comportano in media le due vie negli studi citati.
L'accesso anteriore offre quindi un anticipo nelle prime settimane. Ma c'è un vantaggio che non si esaurisce con il recupero: la stabilità. Con i muscoli posteriori integri, il rischio di lussazione resta molto basso anche negli anni successivi, e il paziente non deve convivere con la preoccupazione di un movimento sbagliato. Con la via posteriore, invece, l'attenzione ai movimenti a rischio rimane una raccomandazione che accompagna il paziente nel tempo.
Le precauzioni servono a proteggere la parte dell'articolazione che è stata aperta. Dopo un accesso anteriore, nella maggior parte dei casi, non ci sono movimenti da evitare: i tessuti posteriori sono intatti e la protesi è stabile fin da subito. Dopo un accesso posteriore, invece, vanno evitati i movimenti che spingono la testa della protesi all'indietro: piegare l'anca oltre i 90 gradi, accavallare le gambe, ruotare il ginocchio verso l'interno, come succede alzandosi da una sedia bassa con le ginocchia unite.
Le regole valide per te le stabilisce il chirurgo che ti opera. Per la vita quotidiana trovi consigli pratici su come dormire e sedersi dopo la protesi d'anca.
La via anteriore. Lasciando integri capsula e muscoli posteriori, conserva la protezione naturale dell'articolazione, e i dati di registro confermano un rischio di lussazione più basso rispetto alle vie posteriori, senza un aumento delle revisioni [7]. Con la via posteriore la riparazione dei tessuti riduce il rischio ma non lo riporta ai livelli dell'anteriore [5]. Contano poi anche l'orientamento delle componenti, il diametro della testa protesica e le caratteristiche del paziente. Sintomi e gestione sono descritti nella pagina sulla lussazione della protesi d'anca.

La scelta si basa sulle caratteristiche del paziente e sull'esperienza del chirurgo con ciascuna via [2]. Durante la visita, in pratica, si valutano:
L'ultimo punto pesa più di quanto sembri. Una via eseguita di routine dà risultati più prevedibili di una via eseguita di rado [8, 9].
Gli studi che hanno confrontato le due vie concordano su tre punti a favore dell'accesso anteriore: meno dolore nei primi giorni, recupero più rapido dell'autonomia e degenza più breve [1, 2, 3]. I registri nazionali, che fotografano la pratica reale, aggiungono che il rischio di lussazione è più basso con le vie anteriori [7] e che i risultati migliori arrivano dai chirurghi che le eseguono con regolarità [8, 9].
A distanza di un anno le differenze di funzione tra le due vie si riducono [1, 2]: l'anteriore non cambia il traguardo, ma il modo e il tempo in cui lo si raggiunge, e la tranquillità con cui si vive la protesi negli anni successivi.
Il Dr. Caviglia esegue la protesi d'anca con accesso anteriore mini-invasivo nella maggior parte dei casi e, dove disponibili, integra sistemi robotici e di realtà aumentata per la pianificazione e il posizionamento dell'impianto. Prima dell'intervento studia la radiografia e pianifica l'impianto con un software dedicato; se l'anatomia o la corporatura rendono più sicura un'altra via, la propone e ne spiega le ragioni.
Se vuoi capire quale via sia adatta al tuo caso, porta le radiografie e le cinque domande alla visita. Trovi le informazioni sul percorso di protesi d'anca mini-invasiva a Roma e sull'attività del Dr. Caviglia come ortopedico dell'anca.
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce la valutazione dello specialista. Revisione medica: Dr. Daniele Caviglia, ortopedico. Ultimo aggiornamento: 12 ottobre 2026.

Dr. Daniele Caviglia
Drag a button, link, or anything else into the icon box to place it below the text. Lorem ipsum dolor sit amet elit.
Drag a button, link, or anything else into the icon box to place it below the text. Lorem ipsum dolor sit amet elit.
Scrivi su WhatsApp
