Uno scatto avvertito quando si piega la gamba, la sensazione di blocco o un insolito gonfiore dopo un allenamento possono essere i primi segnali attraverso i quali si manifesta il menisco discoide.
Si tratta di una variante anatomica congenita in cui il menisco, quasi sempre quello esterno, presenta uno spessore aumentato e una conformazione discoidale, anziché la classica forma semilunare (a mezzaluna).
Se il ginocchio non dà disturbi, di norma non occorre alcun intervento né la sospensione dell’attività sportiva. Quando però compaiono i sintomi, possono sorgere dubbi sulla possibilità di continuare a fare sport e sulla salute del ginocchio nel tempo.
Sorgono preoccupazioni ancora più rilevanti quando lo sportivo è un bambino, un ragazzo o un giovane atleta con una carriera agonistica in vista.
Durante la visita ortopedica valutiamo questi segnali, il movimento del ginocchio e i risultati degli esami per immagini, per capire se il menisco presenta lesioni e valutarne la stabilità.
Da questa valutazione strutturata dipende la scelta tra la semplice osservazione nel tempo, il trattamento conservativo o l’intervento.
Quando è necessario operare, l’obiettivo principale è conservare la maggior quantità possibile di menisco funzionale.
I menischi sono due cuscinetti di fibrocartilagine a forma di C, posti tra il femore e la tibia, che distribuiscono i carichi durante il cammino, la corsa e i salti e proteggono la cartilagine articolare.
Nel menisco discoide, il tessuto occupa una superficie più ampia e può essere più spesso del consueto. Questa conformazione riguarda quasi sempre il menisco laterale, cioè quello situato sul lato esterno del ginocchio.
Si parla di forma completa quando il menisco ricopre gran parte della superficie tibiale laterale e di forma incompleta quando la copertura è minore.
Trattandosi di una variante anatomica congenita, il menisco discoide non è provocato dall’attività sportiva, anche se lo sport può rendere più evidenti i sintomi o favorire la comparsa di una lesione in un menisco predisposto.
La frequenza reale non è nota, anche perché molte persone non hanno sintomi. Gli studi riportano stime molto variabili, comprese indicativamente tra lo 0,4% e il 17% per il menisco laterale discoide, in base alla popolazione e ai criteri diagnostici utilizzati.
Oltre alla forma bisogna considerare la stabilità. Un menisco stabile resta al suo posto durante il movimento. Un menisco instabile si sposta più del dovuto perché i suoi ancoraggi non lo trattengono. A questa condizione può associarsi una lesione meniscale, cioè una rottura del menisco.
Le diverse condizioni possono richiedere trattamenti differenti.
Finché resta integro e stabile, un menisco discoide può rimanere senza sintomi anche per anni e in questi casi la diagnosi arriva per caso, durante una risonanza eseguita per un altro problema.
Il menisco discoide presenta caratteristiche strutturali e di stabilità che possono renderlo più predisposto a degenerazione e lesioni rispetto a un menisco di forma normale.
Può essere più predisposto a sviluppare lesioni, anche dopo traumi modesti o non chiaramente riconoscibili. Nelle casistiche chirurgiche, che riguardano pazienti già sintomatici o selezionati per l’intervento, le rotture sono state descritte in una quota elevata di casi, superiore al 70% in alcuni studi.
I sintomi compaiono di solito proprio quando si forma una lesione o il menisco perde stabilità.
Quando provoca disturbi, il menisco discoide può dare:
Blocchi ricorrenti, gonfiore e perdita dell’estensione richiedono di verificare se siano presenti una lesione o un’instabilità. Ma uno scatto isolato o un rumore articolare non sono sufficienti per fare una diagnosi.
Questi sintomi si presentano in modo diverso a seconda dell’età e del tipo di menisco.
Nei bambini più piccoli il segno più evidente è di solito uno scatto, a volte udibile, quando il ginocchio si piega o si distende, anche senza dolore e soprattutto se il menisco è instabile. Spesso è un genitore ad accorgersi che il bambino cammina in modo diverso o evita un movimento.
Nell’adolescente e nel giovane adulto, il disturbo si fa sentire soprattutto durante lo sport, con dolore sul lato esterno e gonfiore dopo l’allenamento.
A volte il ginocchio si inceppa per qualche istante o non si raddrizza più del tutto, perché la parte lesionata del menisco si interpone tra le ossa. Una perdita dell’estensione che non si risolve richiede quindi una valutazione in tempi brevi.

Durante la visita verifichiamo quali movimenti riproducono i disturbi, se il ginocchio si distende del tutto e se la pressione sulla rima articolare esterna, cioè lo spazio tra femore e tibia in cui si trova il menisco, provoca dolore.
La diagnosi si completa poi con gli esami di diagnostica per immagini.
Si ricorre alla radiografia per valutare eventuali alterazioni ossee e per ricercare altri problemi del ginocchio, come una frattura o segni compatibili con un’osteocondrite dissecante, una lesione che interessa l’osso subcondrale, cioè lo strato di osso sotto la cartilagine articolare, e che può coinvolgere anche la cartilagine sovrastante.
Non mostra però il menisco, per cui un esito normale non esclude un menisco discoide né una sua lesione.
La risonanza magnetica mostra forma e spessore del menisco, eventuali rotture e segni di instabilità.
Anche questo esame ha dei limiti, perché si esegue a ginocchio fermo e può non mostrare un menisco che si sposta solo durante il movimento. Per questa ragione il referto va letto insieme alla visita.
La valutazione artroscopica non è necessaria di routine per diagnosticare un menisco discoide. Quando esiste già un’indicazione al trattamento chirurgico, consente di verificare la stabilità e le condizioni del menisco e di trattarlo nella stessa seduta.
Il menisco discoide può essere presente in entrambe le ginocchia. La bilateralità è stata descritta con percentuali variabili, che dipendono dalla popolazione studiata e risultano più frequenti in alcune casistiche di forme complete o sintomatiche.
Durante la valutazione clinica, consideriamo anche l’altro ginocchio, senza richiedere di routine una risonanza magnetica se non ci sono sintomi o altri elementi che la rendano necessaria.
La diagnosi di menisco discoide non comporta di per sé un intervento.
La decisione dipende dai disturbi, da quanto limitano la vita quotidiana e lo sport, e dalle condizioni del menisco. In presenza di dolore occorre prima verificare che provenga dal menisco, perché una forma insolita alla risonanza può coesistere con un dolore di altra origine.
Un menisco discoide scoperto per caso in un ginocchio asintomatico può essere monitorato nel tempo, senza interrompere lo sport in assenza di controindicazioni cliniche.
Se il dolore è lieve e non ci sono blocchi, può essere consigliato un trattamento conservativo, con una modifica temporanea delle attività che aumentano i sintomi e una fisioterapia dedicata al movimento e al controllo muscolare del ginocchio.
Gli esercizi non cambiano la forma del menisco, ma possono contribuire a ridurre i sintomi e a recuperare la funzione, facilitando la ripresa delle attività.
L’intervento al menisco si prende in considerazione quando i sintomi persistono nonostante il trattamento conservativo, oppure quando blocchi ricorrenti o perdita dell’estensione limitano il ginocchio.
In presenza di un blocco articolare persistente o di una significativa perdita dell’estensione, è opportuno rivolgersi rapidamente all’ortopedico invece di attendere l’esito della fisioterapia.
L’intervento si esegue in artroscopia, attraverso piccole incisioni, e permette di osservare il menisco, verificarne la stabilità e trattarlo nella stessa seduta. In base alle condizioni del tessuto possono essere eseguiti:
Alcune lesioni e instabilità del bordo diventano evidenti solo dopo il rimodellamento, per cui la necessità di una sutura si definisce durante l’intervento. Questa è un’eventualità che discutiamo prima dell’operazione, perché incide sui tempi di recupero.
L’obiettivo è conservare la maggiore quantità possibile di menisco funzionale, dato che la sua asportazione totale può aumentare nel lungo periodo il carico sulla cartilagine e il rischio di sviluppare alterazioni degenerative o artrosi.

Con un menisco discoide si può continuare a fare sport se il ginocchio non dà disturbi e la valutazione clinica lo consente. Quando occorre un intervento, le revisioni della letteratura riportano in media un netto miglioramento del dolore, della funzione e del livello di attività sportiva, con percentuali medie di nuova rottura intorno al 7% e di reintervento intorno al 6%, secondo una recente revisione sistematica. I valori variano però in base alla procedura, all’età dei pazienti e alla durata del follow-up.
Il recupero dipende da ciò che è stato eseguito durante l’intervento.
Dopo il solo rimodellamento, si può iniziare ad appoggiare il piede già nei primi giorni. Le stampelle possono servire finché il passo non torna sicuro e regolare.
Dopo una sutura, invece, il carico può restare limitato per quattro-sei settimane, in base al tipo di lesione e alle indicazioni del chirurgo.
Come riferimento, il consenso internazionale sulla riabilitazione meniscale indica un ritorno allo sport tra 4 e 8 settimane dopo un’asportazione parziale, come il rimodellamento, e tra 6 e 8 mesi dopo una sutura.
Il via libera arriva quando il ginocchio ha recuperato il movimento, non presenta gonfiore e ha raggiunto un adeguato livello di forza e controllo neuromuscolare rispetto all’altra gamba. In alcuni protocolli, una forza pari ad almeno l’80% dell’arto controlaterale rappresenta una soglia intermedia, non necessariamente l’unico criterio per il ritorno allo sport.
I controlli servono a verificare il recupero e a valutare eventuali alterazioni associate, tra cui, in alcuni casi, l’osteocondrite dissecante del condilo femorale laterale.
Se dopo un periodo di benessere tornano gonfiore, dolore o blocchi, il ginocchio va rivalutato.
Il Dott. Daniele Caviglia è chirurgo ortopedico a Roma, specializzato nelle patologie e nella chirurgia dell’anca e del ginocchio, con particolare interesse per la traumatologia sportiva e la medicina rigenerativa.
Si è laureato in Medicina e Chirurgia all’Università La Sapienza di Roma con 110/110 e lode e ha conseguito la specializzazione in Ortopedia e Traumatologia con 70/70 e lode presso il Policlinico Agostino Gemelli.
Ha maturato esperienza presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna ed è membro di SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia), SIdA (Società Italiana dell’Anca) e SIAGASCOT (Società Italiana di Artroscopia, Ginocchio, Arto Superiore, Sport, Cartilagine e Tecnologie Ortopediche).
Nella sua attività clinica tratta le lesioni meniscali e legamentose del ginocchio. In artroscopia esegue interventi sul menisco, dalla sutura alla meniscectomia, secondo le indicazioni del singolo caso.
Opera come Dirigente Medico presso l’Ospedale Israelitico di Roma, dove gli interventi sono eseguibili anche in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, e riceve in visita privata presso la clinica Ars Biomedica (Via Luigi Bodio 58, Roma). È convenzionato con le principali assicurazioni sanitarie private.
Condivido il caso di un calciatore di 19 anni con un menisco discoide che si era manifestato con uno scatto al ginocchio, inizialmente poco fastidioso, seguito da dolore e difficoltà nel movimento.
Il ragazzo, un calciatore di 19 anni, è arrivato in visita per un dolore sul lato esterno del ginocchio sinistro, comparso circa tre mesi prima senza un trauma riconoscibile. Da quasi un anno avvertiva uno scatto quando si accovacciava, ma aveva continuato ad allenarsi perché il disturbo non gli impediva di giocare e non lo aveva considerato importante.
Nelle settimane precedenti alla visita, però, il ginocchio aveva iniziato a gonfiarsi dopo le partite e in due occasioni si era bloccato per alcuni secondi. Il ragazzo aveva notato anche che, da seduto, non riusciva più a distendere completamente la gamba.
Una radiografia eseguita in precedenza non mostrava alterazioni rilevanti e il dolore era stato quindi attribuito a un sovraccarico da allenamento.
Durante la visita ortopedica il ginocchio non raggiungeva gli ultimi gradi di estensione; la pressione in corrispondenza del menisco esterno causava dolore e lo scatto si riproduceva piegando e distendendo la gamba.
Il dato decisivo di questo caso riguarda il cambiamento dei sintomi. Lo scatto era rimasto a lungo compatibile con gli allenamenti, ma il gonfiore, i blocchi e la perdita dell’estensione indicavano una difficoltà di tipo meccanico che non poteva essere spiegata soltanto con la stanchezza dopo lo sport.
È stata quindi richiesta una risonanza magnetica, che ha mostrato un menisco laterale discoide completo con una lesione orizzontale e alcuni segni che facevano sospettare un’instabilità, da verificare durante l’artroscopia.
Al ragazzo è stato proposto un trattamento artroscopico, chiarendo prima dell’intervento che la necessità di una sutura sarebbe stata definita durante l’operazione. Con il rimodellamento è stata rimossa la parte centrale del disco, compresa la zona lesionata, e a quel punto la parte anteriore del menisco, chiamata corno anteriore, risultava troppo mobile ed è stata fissata alla capsula articolare con una sutura.
Il recupero ha previsto una prima fase con carico parziale e flessione limitata, seguita da un percorso di fisioterapia per recuperare il movimento e la forza. Al controllo a un anno il ginocchio si distendeva completamente e non si erano più presentati scatti né blocchi.
Il caso mostra perché una radiografia normale non basta a escludere un menisco discoide o una sua lesione e perché, in chi fa sport, un cambiamento dei sintomi va approfondito anche quando il dolore sembra legato agli allenamenti.
Il caso riportato non sostituisce una valutazione medica.
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Dr. Daniele Caviglia
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