Il dolore può comparire durante una camminata, quando si salgono le scale, dopo essere rimasti seduti a lungo oppure durante la notte. Anche movimenti semplici e quotidiani, come entrare in auto, allacciare le scarpe o girarsi nel letto, possono diventare difficili.
Capire quando compare il dolore e quali movimenti lo provocano aiuta a distinguere un problema dell’articolazione da un disturbo dei tendini o dei muscoli che la circondano, oppure da un dolore che nasce dalla colonna lombare.
Durante la visita ortopedica mettiamo insieme questi segnali per avere un quadro più completo, individuare l’origine del dolore e capire se siano necessari esami o trattamenti specifici, evitando di affidarsi a rimedi che possono sì alleviare il sintomo, ma non chiarirne necessariamente la causa.
Con il termine coxalgia ci riferiamo al dolore all’anca, non a una diagnosi precisa. Dietro lo stesso sintomo possono esserci problemi diversi: alcuni riguardano l’articolazione, altri i tendini e i muscoli, altri ancora possono partire dalla schiena.
L’età, il punto in cui si sente dolore e i movimenti che lo fanno comparire ci danno già alcune indicazioni.
Nell’adulto, soprattutto con il passare degli anni, una delle cause più comuni è la coxartrosi. Nelle persone più giovani e attive va considerata anche la sindrome da conflitto femoro-acetabolare. Quando il dolore interessa soprattutto il lato esterno dell’anca, possono essere coinvolti i tendini dei muscoli glutei e le borse vicine al grande trocantere, come accade nella sindrome dolorosa del grande trocantere.
Altre volte il dolore all’anca può avere origine dalla colonna lombare o coinvolgere il nervo sciatico.
Per capire quale di queste condizioni sia più probabile, è utile osservare dove compare il dolore e in quali situazioni si fa sentire.
Il dolore può concentrarsi in punti diversi: all’inguine, sul lato esterno dell’anca oppure nella zona del gluteo. Capire dove si avverte e quali movimenti lo fanno comparire può aiutare a riconoscere le situazioni più frequenti.
Quando il dolore dell’anca si manifesta nella zona dell’inguine, tra le possibili origini da valutare c’è l’articolazione coxo-femorale.
L’articolazione coxo-femorale unisce il bacino al femore ed è protagonista di molti gesti quotidiani, dal camminare al salire le scale fino ai movimenti più semplici che richiedono di piegare o ruotare l’anca.
Il dolore può comparire durante una camminata oppure quando si entra e si esce dall’auto, si infila una scarpa o si accavallano le gambe. Sono proprio il modo in cui il dolore si manifesta, l’età della persona e la presenza o meno di rigidità a dare le prime indicazioni sulla possibile causa.
Nelle persone adulte e anziane, per esempio, un dolore comparso in modo graduale, associato a rigidità e riduzione dei movimenti, può essere legato alla coxartrosi. In questi casi il fastidio tende a farsi sentire dopo una camminata prolungata o quando ci si rialza dopo essere rimasti seduti a lungo.
Il dolore inguinale può dipendere anche dalla necrosi della testa del femore (osteonecrosi avascolare dell’anca). Il dolore nasce in profondità nell’anca e viene percepito a livello inguinale, ma può irradiarsi alla coscia, al gluteo e, a volte, fino al ginocchio dello stesso lato.
In una persona più giovane e attiva, invece, soprattutto se il dolore compare nei movimenti di flessione e rotazione dell’anca, il quadro può essere diverso. Tra le condizioni da valutare rientra il conflitto femoro-acetabolare, o FAI.
Nel conflitto femoro-acetabolare alcune caratteristiche morfologiche del femore, dell’acetabolo o di entrambi possono favorire un contatto anomalo durante determinati movimenti dell’anca.
Quando queste caratteristiche si associano a sintomi, segni clinici e reperti radiologici compatibili, si parla di sindrome da conflitto femoro-acetabolare. Il contatto può coinvolgere il labbro acetabolare e la cartilagine articolare, causando dolore.
Durante la visita, quindi, non considero soltanto il punto in cui il paziente riferisce dolore. Valuto come si muove l’anca, quali movimenti riproducono il sintomo e in quali situazioni compare. Questi elementi, messi insieme alla storia clinica e, quando occorre, agli esami diagnostici, mi permettono di orientare la diagnosi in modo più preciso.
Il dolore sul lato esterno dell’anca si concentra nella zona del grande trocantere, la sporgenza ossea che puoi sentire appoggiando la mano sul fianco dell’anca.
Si fa sentire quando dormi sul lato dolorante, sali le scale, cammini a lungo o resti a lungo in appoggio su una sola gamba.
Molte persone arrivano alla visita pensando di avere una “trocanterite” o una borsite. Sono termini ancora molto usati, ma il dolore in questa zona non dipende sempre da una borsa infiammata.
In alcuni casi il problema riguarda proprio le borse che si trovano vicino al grande trocantere, in altri si tratta, invece, della degenerazione dei tendini dei muscoli glutei (tendinopatia glutea), soprattutto del medio e del piccolo gluteo. Ma le due condizioni possono anche presentarsi insieme.
Ecco perché oggi si parla più che altro di sindrome dolorosa del grande trocantere, un termine che comprende le diverse possibili cause del dolore laterale dell’anca.
Durante la visita ortopedica cerco soprattutto di capire da dove origina il dolore e quali movimenti ne sono la causa. Valuto la sensibilità della zona e come reagisce l’anca quando i muscoli glutei vengono messi sotto carico.
Da qui possiamo capire se il problema viene dalla parte laterale dell’anca oppure se il dolore può arrivare dall’articolazione o dalla colonna lombare.
Un dolore nella parte posteriore dell’anca, soprattutto nella zona del gluteo, non è detto che provenga dall’anca. A volte può derivare dalla colonna lombare, in particolare quando il dolore viene dalla parte bassa della schiena e si estende al gluteo o scende lungo la gamba.
Se sono coinvolte le strutture nervose, possono comparire anche bruciore, formicolio, una riduzione della sensibilità o una sensazione di debolezza lungo l’arto inferiore. Sono segnali che portano a considerare anche la schiena, non soltanto l’articolazione dell’anca.
Durante la visita valuto quindi da dove parte il dolore, fin dove arriva e se sono presenti alterazioni della sensibilità, della forza o altri segni che possono suggerire un coinvolgimento neurologico da approfondire.
Un dolore profondo nella regione glutea, che peggiora da seduti, può avere diverse origini. In alcuni casi può essere necessario valutare anche un possibile coinvolgimento del nervo sciatico o delle strutture che lo circondano.

Anche il momento in cui compare il dolore può dare indicazioni utili. Camminare, stare seduti a lungo o sdraiarsi sul fianco sottopongono l’anca a sollecitazioni diverse. Il dato, però, va sempre letto insieme alla zona in cui si sente dolore e agli altri sintomi presenti.
Se il dolore aumenta camminando o dopo aver percorso una certa distanza, bisogna valutare quanto incide il carico sull’articolazione. Nella coxartrosi, per esempio, il dolore può associarsi a rigidità e rendere più difficili attività come camminare o salire le scale.
Quando compare dopo essere rimasti seduti a lungo, è invece importante capire dove si concentra. Un dolore all’inguine può orientare verso l’articolazione, ma un dolore profondo nel gluteo, che peggiora dopo una lunga permanenza da seduti, porta a considerare anche un’irritazione del nervo sciatico in questa zona.
Anche di notte la posizione può darci qualche informazione. Se il dolore aumenta quando ci si sdraia sul fianco interessato, può essere legato alle strutture laterali dell’anca, in particolare ai tendini glutei.
Se invece persiste a prescindere dalla posizione, interrompe il sonno o peggiora, allora è opportuno approfondirne la causa durante la visita.
Un dolore muscolare può comparire dopo uno sforzo, un movimento insolito o un aumento dell’attività fisica e farsi sentire quando il muscolo viene contratto, allungato o premuto.
Il dolore articolare, invece, viene percepito più all’interno dell’anca e può concentrarsi nella zona dell’inguine, associarsi a rigidità e rendere più difficili alcuni movimenti.
Entrare in auto, infilare una scarpa, accavallare le gambe o salire le scale può diventare più difficile proprio perché l’anca si muove meno liberamente.
Nella pratica, però, la distinzione non è sempre così semplice. Muscoli, tendini e articolazioni possono dare sintomi simili e, in alcuni casi, più strutture possono essere coinvolte al contempo.
Durante la visita valuto quindi quali movimenti fanno comparire il dolore, quanto si muove l’anca, la forza dei muscoli e la zona in cui il fastidio si concentra. Mettendo insieme questi elementi possiamo capire meglio da dove nasce il problema e se servono ulteriori accertamenti.
Un dolore all’anca va fatto valutare quando compare all’improvviso con forte intensità, continua a peggiorare o comincia a limitare attività normali come camminare o appoggiare il peso sulla gamba.
Dopo una caduta o un trauma, se non si riesce a stare in piedi o a camminare, è importante escludere una frattura mediante una visita.
La valutazione occorre anche quando l’anca appare gonfia e calda e il dolore si accompagna a febbre, brividi o malessere generale, perché tra le possibili cause va esclusa anche un’infezione dell’articolazione.
Il dolore notturno, invece, va letto con più attenzione. Se compare quando ci si sdraia sul fianco dolorante, può dipendere dalle strutture laterali dell’anca, come abbiamo visto. Se però continua a prescindere dalla posizione, peggiora nel tempo o interrompe il sonno, è bene parlarne con il medico e approfondirne la causa.
Quando compare un dolore all’anca senza un trauma importante, la prima cosa da fare è ridurre per alcuni giorni le attività che lo provocano o lo fanno aumentare, come camminare a lungo, correre o salire le scale, ma senza interrompere del tutto il movimento.
Nelle forme comparse dopo uno sforzo o un sovraccarico può essere applicato del ghiaccio sulla zona dolorante per brevi periodi, proteggendo la pelle con un panno.
Se il dolore persiste, ritorna o limita le normali attività, è bene richiedere una valutazione prima di iniziare esercizi, trattamenti antidolorifici o percorsi riabilitativi non mirati.
Il primo errore è immobilizzare l’anca per giorni nella speranza che il dolore scompaia. Il riposo prolungato può favorire rigidità e perdita di forza, soprattutto quando il problema è di natura articolare o tendinea.
Il secondo errore è continuare a ripetere il movimento che provoca dolore senza ridurre o modificare il carico.
Insistere con corsa, camminate lunghe o esercizi che riproducono il sintomo può mantenere l’irritazione dei tessuti.
Il terzo errore è trattare il dolore senza averne individuato la causa. Farmaci, stretching o esercizi scelti in autonomia possono ridurre il sintomo, sul momento, ma senza agire sul problema se la causa non è stata ancora chiarita.
La scelta dell’esame dipende dall’esito della visita e dalla struttura che si sospetta essere coinvolta.
La radiografia può essere indicata quando il dolore persiste e si sospetta un problema dell’articolazione o dell’osso .
Permette di valutare la forma dell’anca e di individuare alterazioni come la riduzione dello spazio articolare e gli osteofiti presenti nella coxartrosi. La radiografia viene utilizzata anche per studiare alcune alterazioni ossee associate al conflitto femoro-acetabolare.
La risonanza magnetica non è necessaria in tutti i casi. Può essere richiesta quando la radiografia non è conclusiva, i sintomi persistono o la visita fa sospettare un problema che richiede una valutazione più approfondita.
La risonanza magnetica viene utilizzata per studiare le strutture esterne e interne all’articolazione.Può rilevare alterazioni dei tendini, delle borse e raccolte di liquido, ed è utile quindi nella valutazione di alcune forme di dolore laterale dell’anca. Aggiungere che è utile anche nella diagnosi di necrosi della testa del femore.
L’ecografia permette invece di osservare alcuni tendini durante il movimento e può essere utilizzata per guidare infiltrazioni o altre procedure.

Il trattamento del dolore all’anca cambia in base alla causa, all’intensità dei sintomi e alle limitazioni che il dolore provoca nella vita quotidiana.
Nelle forme muscolari e tendinee e nelle fasi iniziali della coxartrosi, il trattamento può richiedere una modifica temporanea delle attività che provocano dolore e un programma di fisioterapia.
Il lavoro viene impostato sulla mobilità dell’anca, sulla forza muscolare e sulla gestione progressiva del carico, in relazione al problema individuato durante la visita.
Quando indicato, il medico può associare una terapia farmacologica per il controllo del dolore.
Nella coxartrosi sintomatica, i farmaci antinfiammatori non steroidei possono alleviare il dolore e migliorare la funzione nelle persone che possono assumerli. Le infiltrazioni di acido ialuronico possono essere prese in considerazione in alcuni pazienti per ottenere un beneficio nel breve periodo.
La protesi d’anca viene considerata quando l’artrosi provoca dolore, rigidità e perdita di funzione tali da compromettere la qualità di vita, e quando le terapie conservative non consentono più un controllo adeguato dei sintomi.
La decisione non dipende solo dalla radiografia o dall’età del paziente, ma dalla valutazione clinica complessiva.
Si consiglia di richiedere una visita ortopedica quando il dolore all’anca dura nel tempo, torna con una certa frequenza o comincia a limitare le più semplici attività quotidiane.
È opportuna una valutazione anche quando il dolore non migliora con il riposo o con i comuni rimedi, oppure quando si accompagna a rigidità e a una riduzione dei movimenti dell’anca.
Il Dott. Daniele Caviglia è chirurgo ortopedico a Roma, specializzato nelle patologie e nella chirurgia dell’anca e del ginocchio, con particolare interesse per la traumatologia sportiva e la medicina rigenerativa.
Si è laureato in Medicina e Chirurgia con 110/110 e lode all’Università La Sapienza di Roma e ha conseguito la Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia con 70/70 e lode presso il Policlinico Agostino Gemelli.
Ha maturato esperienza presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna ed è membro di SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia), SIdA (Società Italiana dell’Anca) e SIAGASCOT (Società Italiana di Artroscopia, Ginocchio, Arto Superiore, Sport, Cartilagine e Tecnologie Ortopediche).
Nella sua attività clinica si occupa quotidianamente di patologia degenerativa e traumatica dell’anca, dall’inquadramento del dolore inguinale alla gestione della coxartrosi, del conflitto femoro-acetabolare e della displasia dell’anca nell’adulto, con ricorso alla medicina rigenerativa (PRP e Lipogems) nelle indicazioni appropriate.
La chirurgia protesica dell’anca rientra tra le sue principali aree di attività, dalla protesi mini-invasiva con accesso anteriore alla gestione delle complicanze protesiche quali l’instabilità e la lussazione.
Opera come Dirigente Medico presso l’Ospedale Israelitico di Roma, dove gli interventi sono eseguibili anche in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, e riceve in visita privata presso la clinica Ars Biomedica (Via Luigi Bodio 58, Roma). È convenzionato con le principali assicurazioni sanitarie private.
Una paziente di 56 anni è arrivata in visita per un dolore sul lato esterno dell’anca destra presente da circa quattro mesi. Non ricordava traumi. Il disturbo era comparso dopo aver aumentato le camminate quotidiane e, all’inizio, si presentava solo dopo percorsi lunghi.
Nelle settimane successive aveva iniziato ad avvertirlo anche salendo le scale e quando si alzava dopo essere rimasta seduta a lungo. Il problema più grande era diventato il riposo notturno: dormire sul fianco destro le provocava dolore e la costringeva a cambiare posizione.
Era già stata sottoposta a una radiografia del bacino, che mostrava modesti segni degenerativi delle anche. Il dolore era stato quindi attribuito a un’iniziale coxartrosi.
Durante la visita, però, alcuni elementi non coincidevano con questa interpretazione. La paziente non riferiva dolore all’inguine e riusciva a muovere l’anca in flessione e rotazione senza riprodurre il sintomo abituale.
Il dolore compariva invece alla palpazione della regione del grande trocantere e durante le manovre che caricavano i muscoli abduttori dell’anca. Anche stare in appoggio sulla gamba destra per un tempo prolungato riproduceva il dolore laterale.
Il reperto radiografico non bastava quindi a spiegare i sintomi. L’età della paziente rendeva plausibile la presenza di iniziali alterazioni degenerative, ma sede del dolore, movimenti che lo provocavano ed esame clinico orientavano verso un problema delle strutture laterali dell’anca.
È stata impostata una prima fase di trattamento con riduzione temporanea delle attività che aumentavano il dolore e modifica di alcuni carichi quotidiani. Il programma riabilitativo è stato costruito sul recupero progressivo della forza dei muscoli glutei, evitando nelle prime settimane le posizioni che comprimessero la regione dolorosa.
Dopo alcune settimane il dolore durante il cammino si era ridotto, ma persisteva durante la notte e dopo le giornate più impegnative.
È stata quindi eseguita un’ecografia muscolo-tendinea, che ha evidenziato una sofferenza del tendine del medio gluteo, senza una lesione completa e senza una distensione rilevante della borsa trocanterica.
Il trattamento è proseguito modulando il carico e aumentando il lavoro di rinforzo in base alla risposta dell’anca. Al controllo successivo, la paziente riusciva di nuovo a camminare per distanze maggiori e il dolore notturno era diventato occasionale.
Il caso mostra anche perché una radiografia con alterazioni lievi debba essere interpretata insieme ai sintomi e all’esame clinico, non considerata isolatamente.
Il caso è riportato a scopo esemplificativo e non sostituisce una valutazione medica.

Dr. Daniele Caviglia
Drag a button, link, or anything else into the icon box to place it below the text. Lorem ipsum dolor sit amet elit.
Drag a button, link, or anything else into the icon box to place it below the text. Lorem ipsum dolor sit amet elit.
Scrivi su WhatsApp
