Te ne sei accorto passando la mano dietro il ginocchio, oppure l'hai letto in un referto. È liquido, non una massa.
La cisti di Baker, in medicina cisti poplitea, è una raccolta di liquido sinoviale che dall'articolazione è passata nella borsa fra il muscolo gastrocnemio e il semimembranoso, nella fossa poplitea. Quel liquido serve a lubrificare e nutrire la cartilagine. Quando il ginocchio ne produce più del necessario, per un'artrosi, per una lesione meniscale o per un'infiammazione, l'eccesso trova quella via d'uscita e resta lì. Il passaggio funziona come una valvola a senso unico: il liquido entra e fatica a tornare indietro, e la sacca si gonfia. Il nome viene dal chirurgo William Morrant Baker, che la descrisse nel 1877.
Da qui cambia dove guardare. La sacca è il segnale, la causa è dentro l'articolazione: finché il ginocchio continua a produrre liquido, la cisti torna anche dopo essere stata svuotata. Si cura quello che la riempie.
La parola cisti spaventa, ed è comprensibile. La distinzione, però, è meccanica e si vede in pochi minuti: una cisti di Baker è piena di liquido, una massa solida è piena di tessuto, e all'ecografia le due cose hanno un aspetto diverso. L'esame non richiede né preparazione né mezzo di contrasto.
C'è anche un segno che l'ortopedico cerca con le mani, il segno di Foucher: a gamba distesa la tumefazione è tesa, flettendo il ginocchio a circa 45 gradi si ammorbidisce e sparisce sotto le dita. Una massa solida non si comporta così.
Nella stessa zona danno un gonfiore simile anche l'aneurisma dell'arteria poplitea e la trombosi venosa profonda. L'ecografia le distingue tutte e tre: per questo è il primo esame e non l'ultimo.
Nella maggior parte dei casi c'è tempo per organizzarsi. Tre situazioni fanno eccezione.

La cisti non compare per caso. Compare dove l'articolazione ha già un motivo per produrre liquido in eccesso, ed è quel motivo che il medico cerca.
Fra i 35 e i 70 anni la cisti accompagna un'altra condizione. Le due più frequenti sono l'artrosi del ginocchio, che consuma la cartilagine e tiene l'articolazione infiammata, e la lesione del menisco, che può creare l'effetto valvola. Pesano anche l'artrite reumatoide, i traumi diretti e i microtraumi ripetuti tipici di alcuni sport e di alcuni lavori.
Se hai anche il ginocchio gonfio davanti, il versamento è la spia della stessa cosa.
Fra i 4 e i 7 anni la cisti compare spesso da sola, senza patologie dell'articolazione sotto, e nella maggior parte dei casi scompare con la crescita. Qui la condotta corretta è il controllo nel tempo, non l'intervento.
Il ginocchio ti dà un criterio preciso per decidere ogni giorno quanto puoi fare.
Camminare è consentito e in genere fa bene. Il criterio te lo dà il ginocchio: se durante e dopo la camminata gonfiore e dolore non aumentano, quella distanza va bene. Se la sera è più gonfio della mattina, quel giorno hai fatto troppo.
Bicicletta con la sella alta e nuoto caricano meno la parte posteriore, perché il ginocchio si muove senza sostenere il peso del corpo. Sono le prime attività a cui si torna quando il gonfiore rientra.
Non ha una durata prevedibile, perché non dipende dalla sacca ma da cosa la sta riempiendo.
Nei bambini la regressione spontanea è la regola. Negli adulti, trattata la condizione che produce il liquido, la sacca si sgonfia da sola in settimane o mesi. Se quella condizione resta, la cisti torna anche dopo essere stata svuotata con l'ago.
Le cisti che non danno sintomi, secondo i Manuali MSD sulle cisti poplitee, non richiedono alcun trattamento: si controllano e basta. Il gonfiore diventa visibile e fastidioso soprattutto quando la sacca supera i cinque centimetri.
Gli antinfiammatori non steroidei sono il primo passo, ma agiscono sull'infiammazione dell'articolazione e solo di riflesso sulla produzione di liquido. Non sciolgono la sacca.
Le pomate lavorano in superficie, mentre la borsa poplitea è profonda e coperta dai muscoli: una crema difficilmente ci arriva.
Argilla, arnica e impacchi non hanno effetto sul liquido dentro la borsa. Non fanno danno, ma il tempo passato ad aspettare è tempo in cui l'artrosi o la lesione del menisco continuano a lavorare.
Ginocchiera e tutore contengono il gonfiore durante l'attività. Non riducono la cisti e non vanno tenuti tutto il giorno: il muscolo che si ferma peggiora il carico.
L'aspirazione ecoguidata toglie il liquido con un ago e il sollievo è immediato. Ma se il ginocchio continua a produrne, la sacca si riempie di nuovo. Per questo si associa spesso a una infiltrazione di cortisone nel ginocchio, che riduce l'infiammazione all'origine. I Manuali MSD ricordano che la manovra va eseguita sotto guida ecografica, per non danneggiare i vasi e i nervi che passano nella stessa zona.
Gli esercizi non svuotano la cisti. Servono a ridurre il carico che arriva sulla parte posteriore del ginocchio e a rimettere in ordine i muscoli che lo stabilizzano.
Il lavoro riguarda tre gruppi: il quadricipite, che se è debole scarica tutto dietro; i flessori della coscia, che se sono rigidi tengono la zona in tensione; il polpaccio, che forma una parete della borsa.
Due criteri decidono se un esercizio è giusto per te. Il primo è la fase: con il ginocchio caldo e gonfio si lavora in scarico, non sotto carico. Il secondo è la causa: un programma pensato per un'artrosi non è quello di una lesione del menisco. I video generici saltano entrambi i criteri, ed è il motivo per cui spesso non cambiano niente.
Un programma di esercizi ha senso dopo che si sa cosa alimenta la cisti. Se cerchi un ortopedico del ginocchio a Roma che parta dalla causa e non dal sintomo, il percorso comincia da lì.

L'ecografia è il primo esame: distingue una massa liquida da una solida, misura la sacca, mostra se si è rotta e non usa radiazioni. Nella maggior parte dei casi basta.
La risonanza magnetica arriva dopo e serve a vedere menisco, cartilagine e legamenti, cioè a capire perché il ginocchio produce liquido. La radiografia non mostra la cisti ma l'usura dell'articolazione.
Un referto utile contiene quattro cose: dimensioni in centimetri, rapporto con la borsa gastrocnemio-semimembranosa, presenza di versamento e segno di rottura.
Se il gonfiore dietro il ginocchio dura da più di due settimane, l'ecografia chiude il dubbio. Puoi prenotare una visita ortopedica a Roma e uscire con l'esame e la sua lettura.
La chirurgia è oggi l'eccezione. La società americana degli ortopedici la colloca dopo il fallimento delle altre strade, quando la cisti si riforma ripetutamente dopo più aspirazioni.
Nella maggior parte dei casi non si opera la cisti: si opera quello che la riempie. Con l'artroscopia del ginocchio si tratta la causa dentro l'articolazione: un intervento al menisco o una zona di artrosi localizzata. Tolta la sorgente, il liquido smette di arrivare dietro.
L'asportazione diretta della sacca resta rara, riservata alle cisti voluminose che non rispondono a nulla. Dopo un'aspirazione o un'artroscopia il ritorno alle attività complete si colloca in genere fra le quattro e le sei settimane.
Aspirare senza sapere cosa c'è sotto significa quasi sempre rifarlo. Il Dr. Daniele Caviglia è medico chirurgo ortopedico a Roma, formato al Policlinico Gemelli e all'Istituto Ortopedico Rizzoli, con circa 500 interventi l'anno fra protesi, chirurgia robotica e artroscopia. Visita all'Ospedale Israelitico e alla clinica Ars Biomedica. Scrivi per un consulto sul tuo ginocchio portando l'ecografia, se l'hai già fatta.
Il caso riguarda una paziente di circa 58 anni, insegnante, che si era accorta del gonfiore dietro il ginocchio destro passandoci la mano. È giunta alla mia attenzione quattordici mesi dopo, quando la cisti si era già riformata per la seconda volta.
In quel periodo era stata sottoposta a due aspirazioni ecoguidate in altre strutture. Dopo la prima il sollievo era durato circa sei settimane, dopo la seconda meno di un mese. Portava con sé due referti ecografici che riportavano soltanto le dimensioni della sacca, cresciuta da 3,1 a 4,4 centimetri.
Raccontava anche un dettaglio che nessuno le aveva chiesto: da oltre un anno il ginocchio le si bloccava per qualche secondo scendendo le scale, e ogni volta doveva raddrizzare la gamba con la mano.
All’esame clinico il segno di Foucher era positivo, la tumefazione si ammorbidiva flettendo il ginocchio. Era dolente la rima articolare interna e la manovra di McMurray evocava uno scatto doloroso.
Ho richiesto una risonanza magnetica, mai eseguita fino a quel momento. Mostrava una lesione degenerativa del menisco interno con un lembo mobile e una condropatia del compartimento mediale. La cisti comunicava con l’articolazione attraverso la borsa fra gastrocnemio e semimembranoso.
Il lembo meniscale spiegava sia i blocchi sia il liquido in eccesso. In artroscopia abbiamo trattato la lesione del menisco e ampliato il passaggio verso la borsa, per togliere il meccanismo a valvola. La sacca non è stata asportata.
A quattro mesi il controllo ecografico non mostrava più la cisti. I blocchi erano scomparsi.
In casi come questo il numero di aspirazioni dice poco sulla cisti e molto su cosa non è stato cercato. Il liquido torna perché il ginocchio continua a produrlo, e finché l’unico esame eseguito resta l’ecografia della sacca, la causa non compare in nessun referto. Il dato che avrebbe cambiato il percorso fin dall’inizio non era una misura in centimetri. Era il ginocchio che si bloccava sulle scale.
Fonti

Dr. Daniele Caviglia
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