Quando si parla di dolore osseo persistente o problemi articolari che sembrano non risolversi, spesso ci si imbatte in termini poco familiari come “edema osseo” o “osteonecrosi”. Sebbene a prima vista possano sembrare concetti simili, si riferiscono a situazioni molto diverse, sia per le cause che per le possibili conseguenze. Una diagnosi accurata da parte di uno specialista in ortopedia, anche grazie all’esito della risonanza magnetica è il primo step fondamentale per stabilire la strategia di trattamento più efficace per ogni paziente.1-3
L’edema osseo è una condizione caratterizzata da un accumulo anomalo di liquidi della porzione interna dell'osso, spesso in corrispondenza della spongiosa ossea, spesso dovuto a traumi o sovraccarico. Può verificarsi virtualmente in tutte le ossa, ma è più spesso osservabile nelle estremità inferiori (es. edema osseo ginocchio).
Il termine edema osseo (BME, Bone Marrow Edema) viene utilizzato per descrivere un riscontro comune alla risonanza magnetica (MRI). In particolare, alla MRI viene individuato un ristagno di liquido, un gonfiore all’interno dell’osso appena sotto alla cartilagine.1,2 Se da un lato la MRI è fondamentale per identificare l’edema osseo, il ruolo del riscontro istopatologico, invece, non è ancora completamente chiaro.3
La risonanza magnetica caratterizza queste lesioni come lesioni ipodense nelle immagini T1-pesate ed iperintense nelle immagini T2-pesate. 4Le lesioni traumatiche, la distruzione dei fasci neurovascolari sensoriali del midollo osseo, e l’aumentata pressione intra-ossea sono alcune delle possibili cause dei sintomi irritativi segnalati dal paziente.3
Si tratta quindi di una definizione radiologica che può essere correlata a una varietà di condizioni cliniche e patologiche, tra cui edema, necrosi del midollo osseo, fibrosi del midollo osseo, frattura ossea trabecolare, e infiltrazione linfocitica.5,6
Una diagnosi accurata e specialistica è fondamentale per identificare l’edema osseo ed effettuare una diagnosi differenziale distinguendolo ad esempio dall’osteonecrosi e da altre condizioni.
Il dolore è il sintomo principale che si avverte in una zona specifica a livello dell’arto interessato. Il dolore peggiora con il movimento oppure se si esercita un carico sull’articolazione. Il sintomo doloroso può essere accompagnato anche da gonfiore, rigidità e difficoltà nel movimento. 4,8
Dopo che lo specialista ha effettuato una corretta diagnosi di edema osseo, il trattamento viene impostato in modo personalizzato in base ai sintomi e all’esito radiografico.3
Il trattamento conservativo viene in genere preso in considerazione per piccole lesioni (< 3,5 cm2) senza osteonecrosi. La strategia viene definita dallo specialista ortopedico che valuterà la sinergia di diverse opzioni: deambulazione con carichi parziali, fisioterapia, farmaci antidolorifici e antinfiammatori, trattamento con bisfosfonato/prostaciclina, farmaci anticoagulanti, vasodilatatori.3
In alcuni casi, viene suggerita anche la magnetoterapia come supporto alla terapia farmacologica e al riposo.
Nei pazienti in cui il trattamento conservativo fallisce lo specialista ortopedico può valutare l’approccio chirurgico che può consistere in diverse tecniche. Le principali:9,10
In generale se l'edema osseo è di natura temporanea o da lievi traumi può tendenzialmente risolversi spontaneamente entro 3-4 settimane mediante riposo e terapie non invasive. Diverso il caso in situazioni più gravi, ad esempio in presenza di artrosi avanzata, lesioni subcondrali, microfratture o sovraccarichi cronici, in cui la risoluzione può richiedere anche un mese e può essere necessario associare trattamenti mirati, come prima descritto. 11
L’osteonecrosi, una condizione altresì nota come necrosi avascolare o necrosi ossea ischemica, si riferisce a un processo patologico che porta alla morte dei costituenti del midollo osseo (osteociti, midollo osseo e tessuto ematopoietico), dovuta a una riduzione o interruzione dell'afflusso di sangue.12,13
Questo processo patologico è associato a numerose condizioni e interventi terapeutici: traumi gravi, uso prolungato di corticosteroidi, malattie come anemia falciforme o lupus, abuso di alcol, obesità.12
La necrosi ossea interessa più frequentemente le epifisi delle ossa lunghe: il femore è statisticamente l’osso più colpito, sia nell’anca (la sede più comune) sia nel ginocchio (la seconda sede più comune).12
Il motivo per cui queste articolazioni sono più sensibili è dovuto alla loro sede all’estremità delle ossa lunghe e alla loro natura portante, che le rende vulnerabili ad alterazioni dell’apporto ematico.
L’osteonecrosi dovrebbe essere sospettata nei pazienti con: 13
I tipici sintomi includo dolore, movimento limitato dell’articolazione colpita e, nel caso sia interessata una gamba, zoppia. In genere, il dolore si manifesta gradualmente, sebbene possa essere anche acuto. Con il progressivo collasso dell’articolazione, il dolore aumenta ed è esacerbato dal movimento e dal sollevamento di pesi, mentre è alleviato dal riposo. 12,13
Per quanto riguarda la diagnosi e il trattamento dell’osteonecrosi, sostanzialmente valgono le stesse indicazioni e strategie descritte per l’edema osseo. Tuttavia, la necrosi ossea può richiedere più frequentemente interventi chirurgici, che includono sia le tecniche prima descritte sia l'innesto osseo, l'osteotomia e, nei casi più gravi, l'artroprotesi.
La prognosi dipende da vari fattori come età, co-morbilità e benessere generale del paziente. Bisogna inoltre considerare che la prognosi dell’osteonecrosi è spesso infausta, a prescindere dall’iniziale strategia di trattamento. La progressione della malattia include dolore persistente, debilitazione, e distruzione dell’articolazione senza alcuna possibilità di riparazione. Senza un trattamento, il processo è quasi sempre progressivo, causando la distruzione dell’articolazione entro 5 anni.12,13
L’edema osseo e l’osteonecrosi sono due condizioni patologiche del tessuto osseo che, malgrado abbiano caratteristiche e cause distinte, condividono il potenziale impatto funzionale e sintomatico sulla vita dei pazienti. L’edema osseo, spesso transitorio e reversibile, richiede un’accurata valutazione per escludere patologie latenti e per determinare il trattamento più adeguato, che può variare da un semplice riposo fino a terapie fisiche o farmacologiche mirate. D’altro canto, l’osteonecrosi è una condizione progressiva e potenzialmente irreversibile, che comporta la compromissione vascolare dell’osso e, se non prontamente diagnosticata e trattata, può causare la distruzione dell’articolazione.
Il Dott. Daniele Caviglia è un chirurgo ortopedico con sede a Roma, specializzato in Ortopedia e Traumatologia con focus particolare sulle patologie dell'anca e del ginocchio, traumatologia sportiva e medicina rigenerativa. Oltre ad effettuare una diagnosi puntuale e a saper identificare il trattamento più adeguato, saprà guidare il paziente anche nel percorso riabilitativo affinché possa raggiungere la migliore qualità di vita possibile.
Bibliografia

Dr. Daniele Caviglia
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