Negli ultimi tempi la chirurgia protesica dell'anca ha fatto notevoli passi avanti grazie all'evoluzione di tecniche sempre più sofisticate e meno invasive.
Il metodo chirurgico mininvasivo della protesi all'anca con approccio anteriore è considerato una delle soluzioni più avanzate e apprezzate in ambito ortopedico in quanto permette una ripresa più veloce della funzione articolare e il ritorno precoce alle attività quotidiane grazie al suo approccio mirato e al ridotto impatto sui tessuti molli.1,2
Questo articolo fornisce un'analisi approfondita della procedura mini invasiva della protesi all’anca; spiega le tappe dell'intervento chirurgico, le possibili complicazioni e le eventuali alternative terapeutiche nonché le modalità di recupero dopo l'intervento.
L’intervento di protesi all’anca mininvasivo rappresenta uno dei progressi più recenti nella chirurgia ortopedica. Viene eseguito sostituendo l'articolazione dell'anca usando un incisione più piccola rispetto a quella attuata con la chirurgia tradizionale.
La tecnica mininvasiva aiuta a minimizzare il danno ai tessuti molli come muscoli, tendini e capsule articolari grazie alle incisioni ridotte. Le parti della protesi (testa del femore, stelo e coppa acetabolare) sono le stesse che vengono utilizzate nella chirurgia convenzionale, ma la metodica mininvasiva di protesi all’anca richiede una grande competenza da parte del chirurgo e l'utilizzo di una strumentazione specifica e tecnologica.1,2
In particolare nella chirurgia tradizionale, il chirurgo ortopedico può optare per due diversi approcci chirurgici come quello laterale o posteriore, in base alle condizioni del paziente, alla conformazione anatomica e alla propria esperienza. La chirurgia mini-invasiva invece si basa su un approccio anteriore.
I principali benefici della chirurgia mininvasiva di protesi all’anca per via anteriore sono rappresentati da:1,2
L’intervento mininvasivo viene in genere scelto per quei pazienti che hanno un danno severo dell’articolazione dell’anca, tale da non rendere possibile procedere con terapie conservative (infiltrazioni o fisioterapia).
Vi sono diverse condizioni cliniche che possono determinare un’alterazione dell’articolazione dell’anca che portano quindi alla necessità di un intervento chirurgico, tra esse troviamo:
Queste patologie comportano ad esempio dolore cronico, ridotta mobilità e la limitazione nelle attività quotidiane con conseguente peggioramento della qualità della vita.
La scelta di procedere con una chirurgia mininvasiva è guidata da criteri clinici, funzionali e motivazionali del paziente, poiché consente un ritorno più veloce alle abitudini quotidiane.3,4
Per un esito positivo della chirurgia mininvasiva di protesi dell’anca, è essenziale che il paziente si prepari adeguatamente prima dell’intervento, poiché questo può contribuire a ridurre le complicanze e favorire il recupero post-operatorio.
Le principali indicazioni includono:1,3,4
È altresì Importante preparare il proprio ambiente domestico eliminando eventuali ostacoli e attrezzando gli spazi al fine di garantire un ambiente sicuro e comodo a seguito di un intervento di protesi dell'anca.
La chirurgia mini-invasiva all'anca per via anteriore è una tecnica che permette di sostituire l'articolazione danneggiata riducendo al minimo l'impatto sui tessuti circostanti rispetto alla procedura chirurgica tradizionale. L'obiettivo principale è garantire gli stessi risultati funzionali della protesi d'anca convenzionale, ma riducendo il trauma chirurgico generale e migliorando il benessere post-operatorio e i tempi di recupero complessivi. 1,5
Il paziente viene sedato tramite anestesia spinale .
Rispetto alla prassi convenzionale che prevede incisioni della cute di circa 20 cm, nella procedura mininvasiva l'incisione può variare dai 6 ai 10 cm, riducendo così l’impatto dell'intervento chirurgico sul paziente e favorendo una guarigione più rapida ed efficiente del tessuto interessato dalla chirurgia.
Attraverso la tecnica mininvasiva si presta maggiore attenzione alle strutture muscolari e ai tendini cercando di separare i muscoli anziché sezionarli, con il fine di preservare la stabilità articolare e ridurre al minimo i rischi di lussazione.
A livello procedurale, l'estrazione della testa del femore danneggiato è seguita dalla preparazione dell’acetabolo tramite fresatura per ospitare la nuova coppa protesica. Il canale femorale viene modellato per ospitare lo stelo protesi che successivamente verrà completato tramite l’inserimento della testa in ceramica emisferica. Il posizionamento finale di tutto l’impianto viene verificato utilizzando radiografie intraoperatorie prima di chiudere i tessuti con punti riassorbibili e di applicare una medicazione compressiva come fase finale dell'intervento chirurgico mininvasivo all'anca.1,5
Dopo aver posizionato il paziente al proprio posto sul tavolo operatorio in posizione supina l'intervento viene eseguito sotto anestesia generale oppure spinale; la scelta dipende dall'équipe anestesiologica e dalle condizioni specifiche del paziente. 1,5
L'incisione cutanea di circa 6-10 cm viene eseguita in corrispondenza del punto di accesso scelto dal chirurgo. Con l’intervento mininvasivo anteriore di protesi dell’anca, il chirurgo adotta un approccio che minimizza il distacco dei muscoli e dei tendini per ridurre il sanguinamento e il danno ai tessuti circostanti. Inoltre, il chirurgo porrà attenzione ad isolare e proteggere attentamente le strutture vascolari e nervose della zona per garantire una procedura sicura e efficace.
Durante l'intervento chirurgico per proteggere l'articolazione dell'anca, il femore viene spostato delicatamente fuori dalla sua sede naturale nell'acetabolo e successivamente viene praticata un'osteotomia, rimuovendo la parte superiore del femore insieme alla cartilagine e all'osso danneggiato nell'acetabolo. La preparazione dell'acetabolo coinvolge la modellatura della cavità pelvica attraverso l'utilizzo di frese per adattare perfettamente la componente acetabolare protesica.1,5
Successivamente viene inserita una coppa metallica che a volte potrebbe essere fissata tramite viti e rivestita da un inserto di polietilene o ceramica per favorire il movimento dell'articolazione. Riguardo la preparazione del femore, si procede pulendo e allargando il canale dell’osso e utilizzando strumentazioni specifiche per accogliere lo stelo della protesi, il quale può essere fissato tramite cementazione (utilizzando cementazione ossea) o senza cementazione (inserimento a pressione), a seconda del tipo di impianto e delle condizioni ossee del paziente. Sulla parte superiore dello stelo viene fissata una testina in ceramica.
Dopo l'intervento, viene eseguito un controllo per valutare la funzionalità dell'articolazione impiantata e garantirne la stabilità e la mobilità ottimali, verificando inoltre la corretta lunghezza dell'arto e il tono muscolare circostante per evitare problemi come dislocazioni e zoppie post intervento La ferita viene curata tramite la sutura dei muscoli e dei tessuti molli utilizzando tecniche specifiche, seguita dalla chiusura della cute mediante puntini riassorbibili o collante di fibrina, e l'applicazione di una medicazione compressiva sterile. 1,5
Inoltre, il paziente viene spostato in sala risveglio per essere monitorato clinicamente, viene quindi eseguita una radiografia di controllo per assicurarsi che le protesi siano state correttamente collocate.
Come in qualsiasi intervento chirurgico, anche l'operazione per la sostituzione dell'anca tramite metodo mini-invasivo può comportare dei potenziali rischi.
Tra le problematiche più comuni si possono citare:2
Ci sono vari metodi per sostituire l'articolazione dell'anca oltre alla chirurgia mininvasiva; ciascuno di esso presenta particolari caratteristiche e limitazioni insieme ai relativi vantaggi. 2,3,5
L'accesso tradizionale da postero-laterale è una delle procedure più comuni che offre una visione chiara dell'articolazione ma richiedere il distacco dei muscoli estensori e rotatori dell'anca; questo porta spesso a un recupero più prolungato e a un leggero aumento di rischio lussazione.
Accedere laterale è una via molto invasiva poiche distacca i muscoli glutei ma ha un basso rischio di lussazione.
La sostituzione parziale dell'anca è invece una procedura chirurgica raccomandata principalmente per fratture del collo del femore in persone anziane che coinvolge la sostituzione solo della parte superiore dell'osso della coscia mentre si lascia intatto il bacino acetabolare.
Il percorso verso la guarigione dopo un intervento minimamente invasivo anteriore per una protesi all'anca solitamente è più veloce e meno gravoso rispetto alla chirurgia tradizionale. Tuttavia, il ritorno alla piena autonomia richiede impegno, costanza e un adeguato supporto medico. Il processo di recupero idealmente include sia uno step ospedaliero sia un percorso riabilitativo più a lungo termine.
Immediatamente dopo l'intervento chirurgico, il paziente è attentamente monitorato nella sala risveglio per verificare che i parametri vitali si stabilizzino senza riscontrare complicazioni immediate.
Nelle prime 12-24 ore successive, se le condizioni lo permettono, la persona viene incoraggiata a alzarsi ed esercitarsi nei primissimi passi con l'assistenza di un fisioterapista, utilizzando un deambulatore o due bastoni. La permanenza media all'interno dell'ospedale varia solitamente tra 2 e 3 giorni; durante questo periodo vengono effettuati trattamenti per alleviare il dolore e avviata la terapia antitrombotica per prevenire la formazione di coaguli nel sangue.
Vengono inoltre proposti esercizi per favorire la circolazione e prevenire la rigidità muscolare ai pazienti ospiti del reparto.
Dopo un intervento di chirurgia è fondamentale sottoporsi ad un percorso riabilitativo per garantire il successo dell'operazione. L'assistenza post-operatoria può avvenire presso l'abitazione del paziente, in centri di fisioterapia o strutture specializzate in riabilitazione intensiva, a seconda dell'età, dello stato di salute generale e del supporto familiare disponibile.3,4
La riabilitazione può essere suddivisa in tre fasi. 3,4
Il modo in cui il paziente agisce dopo l'intervento chirurgico influisce direttamente sul successo dell'operazione stessa. La maggioranza dei pazienti può ritornare alle proprie attività quotidiane entro un periodo compreso tra 2 e 3 mesi dall'intervento chirurgico seguendo attentamente le indicazioni fornite dal team medico di riferimento.
Vi sono infatti alcuni accorgimenti da considerare per favorire il recupero della piena funzionalità dell’articolazione e della propria qualità di vita.3,4
L’intervento mininvasivo di protesi all’anca, in definitiva, può essere considerata l’opzione più efficace per i pazienti. Tale tecnica è innovativa e vantaggiosa per il paziente, il quale in breve tempo riuscirà a raggiungere mobilità e flessibilità, con il beneficio di ridurre il dolore post-intervento ed ulteriori complicazioni, rispetto la chirurgia tradizionale. Tuttavia, prima di sottoporsi alla chirurgia è necessario valutare attentamente le condizioni del singolo paziente e rivolgersi ad un chirurgo ortopedico esperto con il quale valutare potenziali rischi e benefici.
Il Dr. Daniele Caviglia è un chirurgo ortopedico che opera sul territorio di Roma ed è specializzato in particolare sulle patologie dell'anca e del ginocchio, traumatologia sportiva e medicina rigenerativa. Per il Dr. Caviglia ogni paziente è unico nella sua complessità clinica, e la priorità è ascoltare attentamente esigenze e aspettative per lavorare insieme al paziente al fine di sviluppare un piano di trattamento personalizzato che garantisca il miglior risultato possibile.
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