L'artrosi dell'anca, è anche chiamata coxartrosi o osteoartrite dell’anca ed è nota come "artrosi da usura". Si tratta di una condizione piuttosto comune che si sviluppa con l'invecchiamento a livello delle articolazioni che sopportano maggiormente il nostro peso, proprio come l’anca.
Essendo l’artrosi dell’anca una problematica progressiva, tende a peggiorare nel tempo ed è caratterizzata da dolore e rigidità articolare, due sintomi che hanno un impatto negativo sullo svolgimento di alcune attività quotidiane.
È quindi fondamentale riconoscere tempestivamente questa condizione ed intervenire con specifiche cure per l’artrosi dell'anca. Oggi esistono diverse opzioni di trattamento dalla fisioterapia, ai farmaci, fino all’intervento chirurgico mininvasivo, che possono aiutare a gestire i sintomi, consentendo ai pazienti di avere una buona qualità di vita.1
In questo articolo vengono approfonditi i seguenti aspetti:
In caso di coxartrosi, la cartilagine presente nell'articolazione dell'anca si consuma gradualmente nel tempo. Viene così a mancare una sorta di cuscinetto protettivo e diminuisce lo spazio tra le ossa, che entrano così in contatto diretto. Per controbilanciare la perdita di cartilagine, le ossa danneggiate possono iniziare a crescere formando spuntoni ossei. Questo processo è piuttosto lento, pertanto i sintomi dell’artrosi dell’anca si manifestano gradualmente e peggiorano nel tempo.
I sintomi che caratterizzano l’artrosi dell’anca sono dolore e rigidità a livello dell'articolazione. In particolare, il dolore può presentarsi in modi differenti:1-3
La rigidità articolare può rendere difficile svolgere attività quotidiane come piegarsi per allacciarsi le scarpe, alzarsi da una sedia o fare una breve passeggiata. Inoltre, la rigidità tende ad essere più grave al mattino o dopo un prolungato periodo di inattività, ma tende a migliorare entro 30 minuti.1-3
L’obiettivo delle cure per l’artrosi dell’anca è proprio quello di migliorare i sintomi, rendendo più facile il movimento per il paziente che potrà svolgere le proprie attività giornaliere e raggiungere una buona qualità di vita.
Sebbene i meccanismi molecolari alla base della coxartrosi non siano ancora completamente noti, sono stati identificati alcuni fattori di rischio che possono predisporre allo sviluppo dell’artrosi dell’anca.
I principali fattori predisponenti includono:1,3
Il punto di partenza per diagnosticare l'artrosi dell'anca è la valutazione clinica da parte del medico, che analizzerà in primis i fattori di rischio associati questa condizione.
Con l’esame obiettivo il medico effettuerà il confronto della lunghezza degli arti inferiori per identificare possibili differenze tra il lato interessato dai sintomi e quello sano, e per osservare la presenza eventualideformità. Verrà anche valutata la deambulazione del paziente.3
Lo specialista può poi prescrivere esami di laboratorio e accertamenti di imaging, utili sia per confermare la diagnosi sia per escludere patologie reumatiche pià generali.1,3
Tra gli esami ematochimici più comuni troviamo:
Va però sottolineato che i risultati di questi esami rientrano range di normalità nella maggior parte dei casi di artrosi dell’anca. Ecco perché è necessario approfondire il quadro clinico con esami radiografici e di imaging:1,3
Per la gestione dell’artrosi dell’anca lo specialista ortopedico potrà valutare diverse soluzioni, tra cui trattamenti farmacologici, la chirurgia oppure anche interventi non-chirurgici e relativi allo stile di vita.1,4
Fisioterapia. Grazie al supporto di un fisioterapista è possibile definire un programma di esercizi specifici e personalizzati sulle condizioni del paziente, volti ad aumentare l'escursione articolare e la flessibilità, oltre a rafforzare i muscoli dell'anca e della gamba. 1,4
Dispositivi di assistenza. L'uso di supporti per la deambulazione come un bastone, stampelle o un deambulatore può migliorare la mobilità e quindi anche l'indipendenza di movimento del paziente.
Stile di vita. Un’alimentazione sana ed equilibrata può aiutare a raggiungere o mantenere un peso adeguato. Una condizione di sovrappeso o di obesità determina un carico maggiore sulle articolazioni che possono danneggiarsi ulteriormente.
Importante anche evitare movimenti o esercizi fisici che possono peggiorare i sintomi, ad esempio una rotazione esterna ed interna, piegarsi, entrare e uscire dall'auto senza supporti, inattività attività fisica prolungata. Sono invece da prediligere gli esercizi in acqua che contribuiscono a migliorare la funzionalità articolare e gli esercizi di rafforzamento e stretching dei muscoli che circondano l’anca per sostenere l’articolazione e ridurre lo stress sull’anca.1,3,4
Il medico di riferimento potrà anche valutare la prescrizione di farmaci in particolare per ridurre il dolore soprattutto se questo sintomo ha un impatto importante sulla vita quotidiana.
Tra i trattamenti farmacologici vi sono il paracetamolo e gli antinfiammatori non steroidei (FANS); questi ultimi possono aiutare ad alleviare il dolore e ridurre l'infiammazione sottostante l’artrosi dell’anca.
I corticosteroidi sono potenti agenti antinfiammatori che possono essere assunti per via orale o iniettati direttamente nell'articolazione dolente.
Con qualsiasi trattamento farmacologico, è sempre bene evitare il fai da te, ma è fondamentale seguire il parere del medico, in quanto anche gli analgesici da banco possono provocare effetti collaterali e interagire con altri farmaci. 2,3
Per i pazienti con dolore persistente, perdita funzionale o con peggioramento evidente agli esami radiografici e per i quali l’approccio farmacologico non ha migliorato la condizione, viene indicato l’intervento chirurgico.3,5
L'artroprotesi totale d'anca consiste nella sostituzione dell’acetabolo e della testa del femore con protesi che possono essere di diversi materiali, come metallo o ceramica. Si tratta di un’opzione efficace per l'artrosi dell'anca, in grado di fornire sollievo dal dolore e un miglioramento della qualità della vita attraverso il ripristino della funzionalità e della mobilità articolare.
L’artroprotesi mininvasiva per via anteriore diretta consente di avere una incisione molto piccola (circa 7-15cm), minore dolore post operatorio e tempi di recupero molto brevi. Sarà il chirurgo a stabilire per quale paziente è possibile eseguire questo tipo di intervento rispetto a quello tradizionale. La chirurgia mininvasiva può essere adatta ad esempio per i pazienti più giovani, normopeso e in buone condizioni di salute generale.3,5
Quest’ultima tecnica è recentemente risultata di particolare interesse in quanto è una metodica relativamente semplice e sicura, e consente di preservare maggiormente tessuti, tendini e muscoli. Infatti, il chirurgo esegue un’incisione frontale rispetto all’anca, che avviene interamente negli spazi tra i muscoli, evitando di danneggiare i loro punti di inserzione. Inoltre, questa metodica consente una verifica precisa della posizione dell’impianto protesico grazie alla fluoroscopia intraoperatoria, uno strumento radiologico che aiuta il chirurgo a ottenere un allineamento ottimale delle componenti protesiche.7,8
Ulteriori vantaggi sono:
La riabilitazione post-chirurgica
Dopo l’intervento chirurgico all’anca è fondamentale avviare un programma fisioterapico di riabilitazione personalizzato.
In base alle caratteristiche del paziente, il fisioterapista definirà gli esercizi più indicati, la durata delle sedute riabilitative e la frequenza settimanale. Indicativamente, gli esercizi vanno svolti per 20-30 minuti per 2-3 volte a settimana.
La fisioterapia è importante per favorire la circolazione, recuperare la funzionalità motoria, rafforzare i muscoli degli arti inferiori. I primi esercizi possono essere svolti in posizione supina con movimenti graduali della caviglia, del ginocchio, dei glutei e della gamba. In una fase successiva, si potranno eseguire esercizi in piedi con l’uso di supporti che il fisioterapista definirà per ogni paziente.
Riprendere a camminare è uno step cruciale, ma va fatto gradualmente anche con l’aiuto di deambulatori o stampelle. Nella prima fase riabilitativa, si può iniziare con 5 minuti di camminata per 3-4 volte al giorno per poi arrivare a 30 minuti 4 volte alla settimana una volta che si è raggiunto un buon livello di equilibrio e forza muscolare.9
L’artrosi dell’anca è una condizione che va diagnosticata correttamente per definire il trattamento più adeguato al fine di avere una buona qualità di vita e di indipendenza. Attualmente ci si può affidare a diverse cure per l’artrosi dell’anca e lo specialista ortopedico saprà stabilire l’approccio migliore rispetto alle esigenze del paziente.
Il Dott. Daniele Caviglia è laureato in medicina e specializzato in ortopedia e traumatologia. La sua area di interesse e di competenza riguarda principalmente le patologie dell'anca e del ginocchio, occupandosi di interventi di artroscopia, protesi d'anca e ginocchio. Grazie all'utilizzo delle tecniche chirurgiche più moderne può offrire ai pazienti le migliori opzioni terapeutiche e il più rapido recupero possibile.
Bibliografia

Dr. Daniele Caviglia
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