Accorgersi di un rigonfiamento sul lato del ginocchio può preoccupare, soprattutto quando si percepisce al tatto e cambia dimensione nel tempo.
Per capire se si tratta di una cisti al menisco occorre una visita specialistica, perché intorno al ginocchio si formano anche altre raccolte di liquido, come la cisti di Baker
Una cisti al menisco, che nel linguaggio comune troviamo anche scritta come “ciste”, è una raccolta di liquido benigna. Nasce quasi sempre da una lesione del menisco e si cura trattando proprio quella lesione.
La cisti si forma perché il liquido del ginocchio entra nella fessura del menisco e non riesce a tornare indietro. Si raccoglie dentro il menisco oppure accanto al suo bordo, dove prende il nome di cisti parameniscale. Svuotarla con un ago riduce il rigonfiamento per un periodo, ma finché la lesione resta aperta il liquido torna a raccogliersi.
Durante la visita ortopedica distinguiamo la cisti meniscale dalle altre cause di rigonfiamento e, con ecografia e risonanza, capiamo quale lesione la alimenta. Da questa valutazione dipende la scelta del trattamento più opportuno.
Quando la cisti è piccola e non provoca dolore, si può optare per un approccio conservativo, basato su riposo, fisioterapia e monitoraggio nel tempo. Se invece il gonfiore causa fastidio o la lesione meniscale limita i movimenti, si valuta l’intervento chirurgico in artroscopia per risolvere il problema alla radice.
Con il termine cisti meniscale, o cisti al menisco, indichiamo una raccolta di liquido articolare che si forma all'interno del menisco o lungo il suo bordo, quasi sempre in corrispondenza di una lesione del menisco stesso.
È una formazione benigna che contiene liquido del ginocchio oppure un materiale più denso e gelatinoso, prodotto dalla degenerazione del tessuto meniscale.
Per capire dove si forma la cisti occorre partire dai menischi, due cuscinetti di fibrocartilagine a forma di C che si trovano tra il femore e la tibia, uno sul lato interno e uno sul lato esterno del ginocchio, e che distribuiscono il carico a ogni passo che facciamo.
La cisti può comparire in entrambi. In base alla sua posizione prende due nomi diversi:
Cisti intrameniscale: il liquido resta all’interno del menisco, che alla risonanza magnetica appare ingrossato e con un segnale alterato.
Cisti parameniscale: il liquido esce dal bordo esterno del menisco e si raccoglie nei tessuti vicini alla capsula articolare, la membrana fibrosa che avvolge il ginocchio.
Le due forme possono convivere nello stesso menisco perché il liquido che forma la cisti parameniscale attraversa prima il menisco e poi ne esce dal bordo. Alla risonanza magnetica, anche la forma esterna mostra un’alterazione del segnale all’interno del menisco, nel punto in cui il liquido ha trovato la sua strada verso l’esterno.
Anche se non è la prima causa di dolore al ginocchio, si tratta di una condizione ben nota agli specialisti: si riscontra infatti in circa 4-8 risonanze magnetiche su 100.
La cisti meniscale e la cisti di Baker sono entrambe raccolte di liquido del ginocchio, ma nascono in punti diversi. La cisti meniscale si forma dal menisco, attraverso una sua lesione. La cisti di Baker si forma in una borsa sinoviale che si trova dietro al ginocchio.
La borsa sinoviale è un piccolo cuscinetto pieno di liquido che si trova tra ossa, tendini e muscoli. La sua funzione è ridurre l’attrito e distribuire la pressione, permettendo ai tessuti di scivolare senza usurarsi durante il movimento. Quando si infiamma o raccoglie liquido in eccesso, si gonfia dando origine a condizioni come le borsiti o le cisti.
La cisti di Baker si forma in una piccola sacca che si trova nella parte posteriore del ginocchio, verso l’interno, ed è direttamente collegata con l’articolazione.
Quando il ginocchio produce più liquido del normale, per esempio in presenza di una lesione degenerativa del menisco, di artrosi o di un’artrite, il liquido in eccesso riempie la borsa e la dilata.
È una condizione comune, che si trova in circa un ginocchio su cinque anche quando il ginocchio non dà disturbi. Per approfondire questo tema, consulta la pagina dedicata alla cisti di Baker.
Anche una lesione del menisco può quindi causare una cisti di Baker, ma per una strada indiretta: la lesione irrita il ginocchio, il ginocchio produce più liquido e il liquido si raccoglie nella borsa posteriore.
Nella cisti meniscale il legame è diretto, perché il liquido passa proprio attraverso la fessura della lesione.
Le due cisti si possono confondere quando la cisti meniscale nasce dalla parte posteriore del menisco interno, perché in quel caso il rigonfiamento compare dietro e all’interno del ginocchio, nella stessa zona della cisti di Baker.
Durante la visita ortopedica il primo elemento che valuto è la sede precisa del gonfiore: all’altezza dello snodo del ginocchio fa pensare al menisco, dietro al ginocchio fa pensare a una cisti di Baker.
La risonanza magnetica conferma la diagnosi, perché mostra il collegamento tra la cisti di Baker e l’articolazione, che passa tra il gemello e il semimembranoso, oppure il contatto tra la cisti meniscale e la lesione da cui nasce.
È importante distinguere le due cisti perché in base alla diagnosi cambia la cura. Nella cisti di Baker trattiamo la causa che produce il liquido in eccesso, nella cisti meniscale, la lesione del menisco che la alimenta e, se necessario, la cisti stessa.
La cisti meniscale è spesso associata a una lesione orizzontale del menisco, cioè una fessura che sfalda il tessuto dividendo il menisco in due strati, uno superiore e uno inferiore. Attraverso questa apertura, il liquido articolare penetra nel menisco e può raggiungere i tessuti esterni.
La fessura può funzionare come una valvola unidirezionale: il movimento e il carico del corpo sul ginocchio favoriscono il passaggio del liquido attraverso l’apertura, che ne ostacola il ritorno nell’articolazione.
Ogni volta che camminiamo o pieghiamo la gamba, la pressione del peso corporeo agisce come una piccola pompa che spinge il liquido dentro la lesione. Una volta entrato, il liquido trova la strada del ritorno sbarrata e, goccia dopo goccia, fa gonfiare la cisti.
Il liquido si raccoglie così dentro il menisco oppure lungo il suo margine esterno, dove può comparire un gonfiore visibile sul lato del ginocchio.
La lesione orizzontale del menisco si sviluppa spesso in modo graduale per alterazione del tessuto meniscale, senza un trauma evidente. Può comparire anche nei giovani, sia per usura precoce sia in presenza di varianti anatomiche del menisco, come il menisco discoide.
Nella diagnosi di una cisti meniscale è quindi fondamentale studiare anche il menisco e verificare la presenza di una lesione associata. La risonanza magnetica permette di individuare la raccolta liquida e cercare l’eventuale fessura, valutandone sede ed estensione per scegliere il trattamento e ridurre il rischio che la cisti si riformi.
Una particolare attenzione va riservata alle cisti vicine alla parte anteriore del menisco esterno. In questa zona, infatti, la raccolta di liquido può non dipendere da una lesione meniscale, ma essere associata a una cisti gangliare o sinoviale del legamento crociato anteriore, la cui inserzione si trova a poca distanza.

Una cisti al menisco può non dare disturbi. Quando sono presenti, possono dipendere sia dalla lesione meniscale associata sia dalla cisti stessa.
I sintomi più comuni sono:
La sede cambia a seconda del menisco coinvolto. La cisti del menisco interno si trova per lo più nella parte posteriore, quella del menisco esterno nella parte anteriore o centrale.
Negli studi basati sulla risonanza magnetica le cisti del menisco interno risultano più frequenti: circa due cisti su tre interessano il menisco interno. In una revisione degli studi sul trattamento artroscopico, invece, oltre il 90% delle cisti di cui era riportata la sede interessava il menisco esterno.
Questa differenza può dipendere in parte dal fatto che la cisti esterna si sente più facilmente al tatto e può dare un rigonfiamento visibile. Quella interna è meno facilmente riconoscibile durante la visita e si individua con la risonanza magnetica.
I disturbi cambiano anche a seconda che la cisti resti dentro il menisco o ne esca. Ecco perché le due forme meritano una descrizione separata.
La cisti intrameniscale non è visibile né percepibile al tatto, perché rimane racchiusa interamente dentro lo spessore del menisco.
Quando presenti, i sintomi sono simili a quelli di una lesione meniscale:
La cisti intrameniscale si scopre di norma con la risonanza magnetica, che mostra il menisco ingrossato e un’alterazione del segnale al suo interno. Nel referto può comparire anche un grado della scala di Stoller, che descrive l’alterazione del segnale del menisco e indica se raggiunge la superficie articolare. Non misura la gravità della cisti.
Quando leggo “cisti intrameniscale” in un referto senza un rigonfiamento visibile, metto in relazione le immagini con il punto in cui il paziente prova dolore, perché è il dolore, più della cisti, a guidare la scelta della cura.
La cisti parameniscale si estende oltre il bordo del menisco e può formare un rigonfiamento di consistenza elastica lungo la linea articolare, percepibile al tatto. Questa sporgenza può variare di dimensione nel tempo e fluttuare di volume in base all’attività fisica del paziente: di norma si mantiene al di sotto dei 2 centimetri. Le cisti superiori ai 5 centimetri sono molto rare.
Quando nasce dalla parte posteriore del menisco interno, il gonfiore si localizza nella zona posteriore e interna del ginocchio, la stessa in cui può comparire una cisti di Baker. Per distinguerle con certezza, la diagnostica per immagini deve chiarire da quale struttura anatomica abbia origine la raccolta di liquido.
In rari casi, una cisti di grandi dimensioni e presente da molto tempo può esercitare una pressione sulle strutture vicine. Può provocare un’erosione localizzata della superficie ossea della tibia oppure, sul lato esterno del ginocchio, comprimere il nervo peroneo (o sciatico popliteo esterno) causando formicolio o debolezza nel sollevare la punta del piede.
Durante la visita ortopedica valuto la consistenza del rigonfiamento e la sua posizione rispetto alla linea articolare, per poi confermare la diagnosi tramite ecografia o risonanza magnetica.
Una cisti al menisco è una formazione benigna. Le sue conseguenze dipendono soprattutto dalla lesione meniscale che la alimenta e dai disturbi che provoca. La stessa tipologia di cisti può non richiedere alcun trattamento in una persona e necessitare invece di una cura in un’altra.
Con l’espressione generica “cisti al ginocchio” si indicano diverse raccolte di liquido, come la cisti di Baker o le piccole cisti che si formano vicino a tendini e legamenti. La cisti meniscale è una di queste, ma si distingue perché nasce dal menisco e ne segue l’evoluzione.
Una cisti meniscale può rimanere del tutto asintomatica. Un’alterazione visibile alla risonanza, da sola, non costituisce quindi un motivo per intervenire: la decisione nasce dal confronto integrato tra le immagini, i sintomi e la visita clinica.
Se la cisti è un reperto occasionale e il ginocchio non dà disturbi, di norma non viene proposto un trattamento ma si preferisce monitorare l’articolazione nel tempo. Quando invece la cisti provoca dolore, aumenta di volume o si associa a una lesione che limita il movimento, si valuta lo stato del menisco e il percorso di cura più adatto.
Le complicanze legate alla cisti in sé sono rare e riguardano per lo più formazioni voluminose e presenti da molto tempo, che premono sull’osso della tibia o sul nervo peroneo, come approfondito nella sezione sui sintomi della cisti parameniscale.

Per riconoscere una cisti al menisco partiamo dalla visita e, quando occorre un esame, usiamo di norma l’ecografia e la risonanza magnetica. L’ecografia conferma che il rigonfiamento è una cisti, la risonanza mostra la lesione del menisco da cui nasce.
In visita valuto dove si trova il rigonfiamento, la sua consistenza e come si comporta con i movimenti, perché alcune cisti sono più evidenti a ginocchio disteso e si riducono quando si piega.
Con alcune manovre dedicate al menisco controllo poi se ci sono lesioni. La cisti parameniscale del menisco esterno si sente più facilmente alla palpazione. Quella del menisco interno e la forma intrameniscale, invece, possono non essere percepibili e richiedono un esame di immagine.
L'ecografia è un esame rapido e senza radiazioni, che distingue una raccolta di liquido da una massa solida. Nel riconoscere la cisti meniscale ha una sensibilità del 97%, cioè individua quasi tutte le cisti presenti, e in molti casi mostra anche la lesione del menisco associata. La sua precisione dipende però dall’esperienza di chi la esegue.
La radiografia studia le ossa e lo spazio tra femore e tibia, e ci permette di valutare lo stato dell’articolazione, per esempio la presenza di artrosi, e di escludere altre cause di dolore. Il menisco e la cisti invece non si vedono, perché sono tessuti molli.
La risonanza magnetica è l’esame di riferimento, perché mostra insieme la cisti, la lesione del menisco e il punto in cui le due comunicano, cioè gli elementi che confermano la diagnosi. Mostra anche lo stato della cartilagine e dei legamenti, e distingue la cisti meniscale dalla cisti di Baker e dalle altre raccolte di liquido del ginocchio.
Una cisti meniscale si cura trattando la lesione del menisco che la alimenta. La scelta del trattamento dipende dai disturbi, dal tipo di lesione e dallo stato del ginocchio.
Le alternative vanno dall’osservazione all’artroscopia:
Il rigonfiamento è la parte visibile del problema e la lesione del menisco ne è la causa. Finché la fessura orizzontale funziona come una valvola, il liquido continua a entrare e la cisti si riforma, anche dopo essere stata svuotata. La letteratura medico–scientifica indica di trattare la lesione per prevenire la recidiva (nelle revisioni degli studi più di nove cisti su dieci risultano associate a una lesione del menisco).
Svuotare la cisti, con un ago oppure durante l’artroscopia, riduce il rigonfiamento, ma lascia aperta la via da cui il liquido entra. I dati disponibili vanno tutti nella stessa direzione, anche se provengono in gran parte da studi retrospettivi. In una revisione di 18 studi la cisti è tornata nell’8,3% dei casi dopo il solo svuotamento dall’interno dell’articolazione e nel 3,4% dopo l’asportazione completa. In uno studio su 241 pazienti la differenza era più ampia, con il 21% di recidive dopo lo svuotamento e il 4% dopo l’asportazione.
Il rischio aumenta quando la lesione è lunga e la cisti è grande: con una lesione oltre i 12 millimetri e una cisti di volume superiore a 2,4 centimetri cubi, la probabilità che la cisti torni è circa cinque volte più alta. Gli autori collegano le recidive soprattutto a un trattamento incompleto della valvola che unisce la lesione alla cisti. Quando si tratta di una cisti grande o di una lesione estesa, se ne valuta l’asportazione insieme al trattamento del menisco.
Una cisti al menisco si rimuove mediante artroscopia, l’intervento con cui si cura la lesione del menisco e, nella stessa seduta, si svuota o si asporta la cisti.
Solo le cisti molto grandi, o quelle che non comunicano direttamente con la lesione, richiedono anche una piccola incisione sulla pelle in corrispondenza del rigonfiamento.
L’artroscopia è una procedura mininvasiva: attraverso due o tre piccoli accessi di pochi millimetri si introducono nel ginocchio una telecamera sottile e gli strumenti dedicati, osservando dall’interno lo stato di menisco, cartilagine e legamenti.
Sul menisco si può intervenire in due modi:
Sutura meniscale: quando la lesione ha caratteristiche favorevoli alla guarigione, si applicano dei punti per conservare interamente il tessuto. Nelle lesioni orizzontali delle persone giovani, la sutura permette di salvare il menisco in circa otto casi su dieci.
Regolarizzazione meniscale: quando il tessuto è degenerato o sfilacciato, si esegue una “pulizia” del menisco. Consiste nel rimuovere e levigare soltanto la porzione instabile che provoca dolore o scatti. In questo modo si conserva la maggior quantità possibile di tessuto sano e si preserva il bordo periferico, fondamentale per continuare a distribuire correttamente i carichi e proteggere la cartilagine dall’usura.
Sulla cisti si interviene valutandone le dimensioni e la lesione da cui nasce:
Svuotamento dall’interno: si apre un passaggio tra la lesione e la cisti per lasciar defluire il liquido nell’articolazione.
Svuotamento con ago: sotto la guida della telecamera, si aspira il contenuto della cisti con un ago sottile inserito attraverso la pelle.
Asportazione: si rimuove la parete della cisti dall’interno dell’articolazione o tramite una piccola incisione esterna, opzione preferita quando la cisti è molto grande o la lesione è estesa.
I risultati della chirurgia artroscopica sono molto positivi: nelle revisioni degli studi, l’85,7% dei pazienti non presenta più disturbi (o ne ha di minimi) dopo l’intervento, e il 79,3% torna allo stesso livello di attività sportiva precedente.
Il percorso di recupero cambia in base a come si interviene sul menisco:
Dopo la regolarizzazione: non essendoci punti interni che devono cicatrizzare, il carico sulla gamba è immediato e il rientro alle attività quotidiane è rapido.
Dopo una sutura: il percorso è più lungo e protetto (spesso con l’uso temporaneo di stampelle o tutore), per dare al menisco il tempo necessario per saldarsi e guarire.
In entrambi i casi, le tempistiche esatte e la riabilitazione vengono personalizzate in base alle esigenze della persona.
È consigliabile chiedere una visita ortopedica quando compare un rigonfiamento sul lato del ginocchio che persiste e/o che aumenta di volume nel tempo, e quando un dolore lungo la linea articolare non si attenua con il riposo.
La visita va chiesta in tempi brevi se il ginocchio si blocca o cede durante il cammino. Anche un referto che parla di cisti meniscale o parameniscale, in assenza di disturbi, va valutato con attenzione perché il significato del reperto dipende dal ginocchio in cui compare.
Anche di fronte a due cisti identiche sulla carta (stessa dimensione, stessa forma), il loro “peso” clinico cambia a seconda delle condizioni dell’articolazione:
In un ginocchio giovane e sano: una cisti (anche senza sintomi) può essere il primo segnale di una lesione meniscale recente. In questo caso, sapere che c’è aiuta a monitorare l’articolazione nel tempo per evitare che la lesione peggiori.
In un ginocchio con artrosi o usura avanzata: la cisti è spesso solo una semplice conseguenza del consumo generale dell’articolazione. In questo contesto, la cisti in sé ha pochissima importanza rispetto alla salute complessiva della cartilagine e del ginocchio.
In base allo stile di vita: lo stesso reperto ha un significato diverso per uno sportivo che sollecita molto l’articolazione rispetto a una persona con uno stile di vita sedentario.
Durante la visita ortopedica si valuta se la cisti nasce da una lesione del menisco e quale percorso di cura proporre. Se riconosci uno di questi segnali, puoi prenotare una visita e portare con te gli esami che hai già fatto, come l’ecografia o la risonanza magnetica, insieme ai loro referti.
Il Dott. Daniele Caviglia è chirurgo ortopedico a Roma, specializzato nelle patologie e nella chirurgia dell’anca e del ginocchio, con particolare interesse per la traumatologia sportiva e la medicina rigenerativa.
Si è laureato in Medicina e Chirurgia con 110/110 e lode all’Università La Sapienza di Roma e ha conseguito la Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia con 70/70 e lode presso il Policlinico Agostino Gemelli.
Ha maturato esperienza presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna ed è membro di SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia), SIdA (Società Italiana dell’Anca) e SIAGASCOT (Società Italiana di Artroscopia, Ginocchio, Arto Superiore, Sport, Cartilagine e Tecnologie Ortopediche).
Nella sua attività clinica si occupa quotidianamente di patologia degenerativa e traumatica del ginocchio, dalle lesioni del menisco e dei legamenti, frequenti nella pratica sportiva, alla gestione della gonartrosi, della condropatia femoro-rotulea e dell’instabilità rotulea, con ricorso alla medicina rigenerativa (PRP e Lipogems) nelle indicazioni appropriate.
La chirurgia protesica del ginocchio rientra tra le sue principali aree di attività, dalla protesi monocompartimentale alla protesi totale con allineamento cinematico. Quando il posizionamento delle componenti protesiche richiede un grado elevato di precisione, il Dott. Caviglia può eseguire l’intervento con il supporto della chirurgia robotica.
In artroscopia esegue la ricostruzione del legamento crociato anteriore e gli interventi sul menisco, dalla sutura meniscale alla meniscectomia, e tratta le cisti meniscali partendo dalla lesione che le alimenta.
Opera come Dirigente Medico presso l’Ospedale Israelitico di Roma, dove gli interventi sono eseguibili anche in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, e riceve in visita privata presso la clinica Ars Biomedica (Via Luigi Bodio 58, Roma). È convenzionato con le principali assicurazioni sanitarie private.
Una paziente di 52 anni è arrivata in visita per un rigonfiamento sul lato interno del ginocchio destro, presente da circa cinque mesi e comparso senza un trauma. All’inizio avvertiva solo un fastidio quando si piegava sulle ginocchia.
Con il tempo il fastidio era diventato più costante, soprattutto scendendo le scale. Il rigonfiamento la preoccupava più del dolore, perché lo sentiva più rigido quando teneva la gamba distesa.
Un’ecografia eseguita in precedenza aveva descritto una cisti di Baker. Il rigonfiamento era stato svuotato con un ago, ma si era ripresentato nel giro di un mese.
Durante la visita, però, la sede del rigonfiamento metteva in dubbio questa interpretazione.
Ho trovato la tumefazione sulla linea articolare interna, più in avanti rispetto alla sede tipica della cisti di Baker, nella parte posteriore interna del ginocchio. Era più evidente a ginocchio disteso e si riduceva quando lo piegavo.
La pressione su quel punto e le manovre di rotazione che uso per valutare il menisco riproducevano il dolore abituale.
La sede della tumefazione e la risposta alle manovre orientavano verso una cisti parameniscale, ed è così che ho richiesto una risonanza magnetica.
L’esame ha mostrato una lesione orizzontale del corno posteriore del menisco interno, estesa fino alla superficie e in comunicazione con una cisti di circa 1,5 centimetri. La cartilagine presentava iniziali segni di usura; nel cavo popliteo non c’era alcuna cisti di Baker.
Trattandosi di una lesione degenerativa senza blocchi del ginocchio, ho impostato una prima fase di trattamento conservativo di circa tre mesi, con un programma di rinforzo del quadricipite e la limitazione temporanea delle posizioni in ginocchio e dei piegamenti.
Al controllo il dolore sulle scale si era ridotto, ma la cisti era invariata e il fastidio persisteva. Ho quindi eseguito un’artroscopia, durante la quale ho regolarizzato la porzione instabile del menisco, conservandone il bordo periferico, e ho svuotato la cisti dall’interno dell’articolazione, attraverso la lesione stessa.
La paziente ha camminato con il carico completo dal giorno successivo e ha proseguito la fisioterapia. Al controllo a tre mesi la tumefazione non era più palpabile, l’ecografia non mostrava una recidiva e fare le scale non causava più dolore. Per le iniziali alterazioni della cartilagine le ho consigliato di mantenere il programma di rinforzo muscolare.
Il caso mostra perché la prima aspirazione del liquido dalla cisti non era stata sufficiente: la cisti era la parte visibile di una lesione del menisco che continuava ad alimentarla. Il caso mostra anche perché il referto ecografico va confrontato con la sede del rigonfiamento e con i risultati della visita.
Il caso riportato non sostituisce una valutazione medica.
Prenota la tua visita ortopedica.
1. Anderson AF, Irrgang JJ, Dunn W, et al. Interobserver reliability of the International Society of Arthroscopy, Knee Surgery and Orthopaedic Sports Medicine (ISAKOS) classification of meniscal tears. Am J Sports Med. 2011;39(5):926-32. PMID: 21411745.
2. Anderson JJ, Connor GF, Helms CA. New observations on meniscal cysts. Skeletal Radiol. 2010;39(12):1187-91. PMID: 20680623.
3. Beaufils P, Becker R, Kopf S, et al. Surgical management of degenerative meniscus lesions: the 2016 ESSKA meniscus consensus. Knee Surg Sports Traumatol Arthrosc. 2017;25(2):335-46. PMID: 28210788.
4. Beaufils P, Becker R, Kopf S, Matthieu O, Pujol N. The knee meniscus: management of traumatic tears and degenerative lesions. EFORT Open Rev. 2017;2(5):195-203. PMID: 28698804.
5. Campbell SE, Sanders TG, Morrison WB. MR imaging of meniscal cysts: incidence, location, and clinical significance. AJR Am J Roentgenol. 2001;177(2):409-13. PMID: 11461872.
6. Chang JJ, Li YH, Lin GM, Wu CC, et al. Comparison of the recurrence risk of parameniscal cysts between patients treated with arthroscopic excision and arthroscopic decompression techniques. Knee Surg Sports Traumatol Arthrosc. 2016;24(5):1547-54. PMID: 26860100.
7. Crues JV, Mink J, Levy TL, Lotysch M, Stoller DW. Meniscal tears of the knee: accuracy of MR imaging. Radiology. 1987;164(2):445-8. PMID: 3602385.
8. De Smet AA, Graf BK, del Rio AM. Association of parameniscal cysts with underlying meniscal tears as identified on MRI and arthroscopy. AJR Am J Roentgenol. 2011;196(2):W180-6. PMID: 21257860.
9. England E, Wissman RD, Mehta K, et al. Cysts of the anterior horn lateral meniscus and the ACL: is there a relationship? Skeletal Radiol. 2015;44(3):369-73. PMID: 25359569.
10. Hulet C, Souquet D, Alexandre P, et al. Arthroscopic treatment of 105 lateral meniscal cysts with 5-year average follow-up. Arthroscopy. 2004;20(8):831-6. PMID: 15483544.
11. Iorio R, Mazza D, Drogo P, Massafra C, et al. Lateral meniscal cysts: long-term clinical and radiological results of a partial meniscectomy and percutaneous decompressive needling. Int Orthop. 2020;44(3):487-93. PMID: 31811356.
12. Jowett AJ, Johnston JF, Gaillard F, Anderson SE. Lateral meniscal cyst causing common peroneal palsy. Skeletal Radiol. 2008;37(4):351-5. PMID: 18193217.
13. Kongmalai P, Chernchujit B. Arthroscopic treatment of popliteal cyst: a direct posterior portal by inside-out technique for intracystic debridement. Arthrosc Tech. 2015;4(2):e143-8. PMID: 26052491.
14. Kopf S, Beaufils P, Hirschmann MT, et al. Management of traumatic meniscus tears: the 2019 ESSKA meniscus consensus. Knee Surg Sports Traumatol Arthrosc. 2020;28(4):1177-94. PMID: 32052121.
15. Kumar NS, Jakoi AM, Swanson CE, Tom JA. Is formal decompression necessary for parameniscal cysts associated with meniscal tears? Knee. 2014;21(2):501-3. PMID: 24332831.
16. Lo Presti M, Costa GG, Agrò G, et al. Platelet-rich plasma injections do not improve the recovery after arthroscopic partial meniscectomy: a double-blind randomized controlled trial. Am J Sports Med. 2024;52(13):3198-205. PMID: 39425245.
17. Ogunkinle O, Rakhra KS, Jibri Z, et al. The prevalence and characteristics of osseous erosions associated with parameniscal cysts on knee MRI. Skeletal Radiol. 2020;49(10):1607-14. PMID: 32388575.
18. Pathak SK, Sharma A, Gautam RK, Bagtharia P. A large posteromedial parameniscal cyst masquerading a Baker's cyst: an unusual presentation. J Orthop Case Rep. 2020;10(4):66-8. PMID: 33623771.
19. Pujol N, Bohu Y, Boisrenoult P, Macdes A, Beaufils P. Clinical outcomes of open meniscal repair of horizontal meniscal tears in young patients. Knee Surg Sports Traumatol Arthrosc. 2013;21(7):1530-3. PMID: 22696145.
20. Rocha de Faria JL, Pavão DM, Moreirão MC, et al. How to perform a giant parameniscal cyst exeresis: step by step technique. Arthrosc Tech. 2020;9(5):e669-74. PMID: 32489843.
21. Rutten MJ, Collins JM, van Kampen A, Jager GJ. Meniscal cysts: detection with high-resolution sonography. AJR Am J Roentgenol. 1998;171(2):491-6. PMID: 9694482.
22. Sorrentino F, Iovane A, Nicosia A, et al. High-resolution ultrasonography (HRUS) of the meniscal cyst of the knee: our experience. Radiol Med. 2007;112(5):732-9. PMID: 17657417.
23. Stoller DW, Martin C, Crues JV, Kaplan L, Mink JH. Meniscal tears: pathologic correlation with MR imaging. Radiology. 1987;163(3):731-5. PMID: 3575724.
24. Tschirch FT, Schmid MR, Pfirrmann CW, et al. Prevalence and size of meniscal cysts, ganglionic cysts, synovial cysts of the popliteal space, fluid-filled bursae, and other fluid collections in asymptomatic knees on MR imaging. AJR Am J Roentgenol. 2003;180(5):1431-6. PMID: 12704063.
25. Van Doninck J, Van Doninck D, Sprenghers L, Peeters E, Du Bois M. Impact of job characteristics on return-to-work interval following arthroscopic partial meniscectomy. Acta Orthop Belg. 2022;88(1):95-101. PMID: 35512159.
26. Wu CC, Hsu YC, Chiu YC, et al. Parameniscal cyst formation in the knee is associated with meniscal tear size: an MRI study. Knee. 2013;20(6):556-61. PMID: 23587634.

Dr. Daniele Caviglia
Drag a button, link, or anything else into the icon box to place it below the text. Lorem ipsum dolor sit amet elit.
Drag a button, link, or anything else into the icon box to place it below the text. Lorem ipsum dolor sit amet elit.
Scrivi su WhatsApp
