La sacroileite è l’infiammazione di una o entrambe le articolazioni sacroiliache che collegano l’osso sacro alle ossa del bacino. Può provocare dolore nella parte bassa della schiena e nel gluteo, su uno o su entrambi i lati.
Se il dolore si accompagna a rigidità al risveglio, disturba il sonno e si attenua con il movimento, può suggerire un’origine infiammatoria. Questi sintomi possono comparire nelle spondiloartriti, un gruppo di malattie reumatologiche che possono coinvolgere la colonna vertebrale e le articolazioni sacroiliache.
Il dolore nella zona sacroiliaca può dipendere anche da un sovraccarico dell’articolazione o dei legamenti che la stabilizzano, senza che sia presente una sacroileite. Per distinguere queste condizioni, il medico valuta i sintomi durante la visita e, quando necessario, richiede esami di approfondimento. Il trattamento viene scelto in base alla causa del dolore.
Se il dolore continua o ritorna, parlarne durante una visita specialistica può aiutarti a comprenderne la causa e a individuare un trattamento adatto, senza aspettare che renda difficile dormire, salire le scale o alzarti da una sedia.
Le articolazioni sacroiliache si trovano nella parte posteriore del bacino, dove l’osso sacro si unisce alle ossa iliache, a destra e a sinistra della colonna. Robusti legamenti le mantengono stabili e consentono piccoli movimenti.
Quando sei in piedi o cammini, queste articolazioni trasferiscono il peso del tronco alle gambe e aiutano ad assorbire le sollecitazioni del movimento. La loro mobilità limitata permette al bacino di sostenere il carico senza perdere stabilità.
Quando l’articolazione sacroiliaca si infiamma, puoi avvertire dolore mentre cammini, sali le scale o rimani a lungo in piedi. Il termine “sacroileite” descrive questa infiammazione, che può avere cause diverse.
Un trauma, come una caduta o un colpo al bacino, può danneggiare l’articolazione e provocare un’infiammazione nella zona colpita.
Il sovraccarico, derivato da sforzi ripetuti o da un modo di camminare che porta a caricare più peso su un lato del bacino, può causare dolore anche senza la presenza di sacroileite.
Nelle spondiloartriti assiali, un gruppo di malattie reumatologiche, il sistema immunitario alimenta l’infiammazione nei tessuti dell’organismo. Le articolazioni sacroiliache possono essere coinvolte già nelle fasi iniziali. La malattia può interessare anche la colonna vertebrale e altre articolazioni e, in alcune persone, associarsi a disturbi degli occhi, della pelle o dell’intestino.
Tra le cause meno comuni di sacroileite ci sono le infezioni dell’articolazione.

Dove si sente il dolore e quando aumenta?
Il sintomo principale della sacroileite è il dolore nella parte bassa della schiena e nel gluteo. Puoi sentirlo su un solo lato o su entrambi, con un’intensità che può cambiare secondo la causa e le attività che svolgi.
Il dolore può:
Nelle forme associate a una malattia reumatologica, il dolore può svegliarti durante la notte. Al risveglio, o dopo aver mantenuto la stessa posizione a lungo, puoi avvertire anche rigidità e fare fatica a muoverti. Il movimento può attenuare questi disturbi. Il riposo, invece, può dare poco sollievo.
Quando il dolore scende verso la coscia o lungo la gamba, può far pensare a una sciatalgia. La zona in cui lo senti, però, non basta a distinguere le due condizioni perché anche il dolore che proviene dalla regione sacroiliaca può arrivare oltre il ginocchio.
Se avverti anche formicolio, una minore sensibilità al tatto o una perdita di forza nella gamba, è necessaria una valutazione medica: questi sintomi possono suggerire un problema a carico dei nervi.
Questi disturbi, tuttavia, possono mancare anche quando il dolore dipende dall’irritazione di una radice nervosa, cioè il tratto iniziale di un nervo vicino alla colonna vertebrale.
La sacroileite può essere associata a una malattia reumatologica, comparire dopo un trauma che provoca un’infiammazione dell’articolazione o dipendere, in casi rari, da un’infezione.
Le spondiloartriti sono un gruppo di malattie reumatologiche che possono coinvolgere le articolazioni sacroiliache. Ne fanno parte la spondiloartrite assiale, che comprende la spondilite anchilosante, l’artrite psoriasica, l’artrite reattiva e le forme associate a malattie infiammatorie intestinali, come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa.
L’infiammazione può interessare entrambe le articolazioni sacroiliache o essere più evidente su un lato. Potresti avvertire anche dolore e gonfiore in altre articolazioni oppure avere episodi di infiammazione agli occhi.
Questi disturbi aiutano il medico a riconoscere una possibile causa reumatologica, ma la loro assenza non permette di escluderla.
Una caduta sul bacino o un incidente stradale possono danneggiare l’articolazione sacroiliaca e provocarne l’infiammazione.
In casi rari, un’infezione raggiunge l’articolazione sacroiliaca e ne provoca l’infiammazione. Questa condizione prende il nome di sacroileite settica.
Può causare dolore intenso, che peggiora e può accompagnarsi a febbre e malessere. Se si sospetta un’infezione, serve una valutazione medica urgente per avviare il trattamento specifico.
Il dolore nella parte posteriore del bacino può comparire anche senza un’infiammazione dell’articolazione sacroiliaca. Il sovraccarico, i cambiamenti della gravidanza e alcuni interventi sulla colonna possono modificare le sollecitazioni sulle articolazioni e sui legamenti che le sostengono.
Sollevare pesi ripetutamente, ruotare il busto sotto sforzo o praticare sport con salti e impatti può sollecitare le articolazioni sacroiliache e i legamenti che le sostengono, provocando dolore.
Anche una marcata differenza di lunghezza tra le gambe può modificare il modo in cui il peso si distribuisce sul bacino e contribuire al dolore. In queste situazioni, i sintomi possono dipendere dalle sollecitazioni sui tessuti, anche senza un’infiammazione dell’articolazione sacroiliaca.
Durante la gravidanza, il peso da sostenere aumenta e la postura cambia. Le articolazioni sacroiliache devono quindi sostenere e distribuire il peso in modo diverso. I cambiamenti ormonali rendono i legamenti del bacino più elastici, consentendo una maggiore mobilità delle articolazioni.
Questi adattamenti possono causare dolore, che può continuare anche dopo il parto. Alla risonanza magnetica possono comparire segni legati alle sollecitazioni della gravidanza e del parto, simili a quelli osservati nelle malattie reumatologiche. Per distinguerli, il medico deve considerare anche i sintomi e il tempo trascorso dal parto.
L’artrodesi lombosacrale è un intervento che unisce alcune vertebre nella parte bassa della colonna eliminando il movimento tra loro.
Dopo l’operazione, le articolazioni sacroiliache possono ricevere maggiori sollecitazioni e diventare dolorose. Anche in questo caso, la comparsa di dolore non è sufficiente per diagnosticare una sacroileite.
La sacroileite monolaterale interessa una sola articolazione sacroiliaca, a destra o a sinistra. Puoi avvertire dolore soprattutto nel gluteo e nella parte bassa della schiena sul lato coinvolto.
La sacroileite bilaterale interessa entrambe le articolazioni. Il dolore può comparire sui due lati oppure essere più forte su uno, anche quando gli esami mostrano alterazioni in entrambe le articolazioni.
Questi termini indicano dove si trova l’infiammazione.
Le spondiloartriti possono coinvolgere una o entrambe le articolazioni sacroiliache: il numero di articolazioni interessate non basta quindi a riconoscere una malattia reumatologica.
Per comprendere la causa, il medico valuta le alterazioni visibili agli esami insieme ai sintomi, a quando sono comparsi e alle eventuali altre malattie presenti.

La diagnosi inizia con una visita. Il medico ti chiede quando è comparso il dolore, come cambia durante la giornata e quali attività lo aggravano o lo attenuano. Raccoglie informazioni su eventuali traumi, gravidanze recenti e altri disturbi che possono suggerire una malattia reumatologica.
Durante la visita esamina la parte bassa della schiena, le anche e il bacino. Può eseguire i test di provocazione del dolore: manovre che sollecitano la regione sacroiliaca attraverso pressioni e movimenti, per verificare se riproducono lo stesso dolore che avverti abitualmente.
Se più manovre riproducono quel dolore, aumenta il sospetto che provenga dalla regione sacroiliaca. Questi test, però, non sono sufficienti per confermare un’infiammazione dell’articolazione né per distinguerla da un problema di sovraccarico.
La diagnosi si basa quindi sui risultati della visita, sulle caratteristiche dei sintomi e, quando indicati, sugli esami di approfondimento.
Gli esami vengono consigliati in base ai sintomi e ai risultati della visita.
Con la radiografia si possono osservare cambiamenti nella struttura delle articolazioni sacroiliache. La risonanza magnetica può rilevare segni di infiammazione anche quando la radiografia non mostra alterazioni.
Se si sospetta una causa reumatologica, possono essere richiesti esami del sangue come VES e proteina C-reattiva, due indicatori di infiammazione. I loro valori possono però essere nella norma anche in presenza di una spondiloartrite.
In casi selezionati si ricerca anche l’HLA-B27, una caratteristica genetica associata a una maggiore predisposizione alle spondiloartriti. La sua presenza non conferma la malattia e la sua assenza non la esclude.
La risonanza magnetica può mostrare segni di infiammazione delle articolazioni sacroiliache. Per comprenderne la causa, però, occorre leggere le immagini insieme ai sintomi e ai risultati della visita.
Uno dei segni che può rilevare è l’edema del midollo osseo, un aumento del contenuto di acqua nel tessuto interno dell’osso, vicino all’articolazione.
Questo cambiamento può accompagnare un’infiammazione, ma può comparire anche in risposta a sollecitazioni ripetute. Dopo una gravidanza o in chi pratica attività fisica intensa, per esempio, le immagini possono assomigliare a quelle osservate nelle spondiloartriti, senza dimostrare una malattia reumatologica.
Per distinguere queste situazioni, il radiologo considera dove si trova l’edema, quanto è esteso e se sono presenti altre alterazioni dell’articolazione. Il medico confronta poi queste informazioni con i sintomi e gli altri esami per valutare quale causa possa spiegarle.
Anche l’assenza di segni di infiammazione attiva richiede una valutazione: da sola non esclude una spondiloartrite assiale. Se i sintomi continuano a suggerire questa possibilità, il reumatologo valuta se siano necessari ulteriori accertamenti o un controllo nel tempo.
Il trattamento della sacroileite si stabilisce in relazione alla causa dell’infiammazione e da quanto il dolore rende difficile fare anche semplici movimenti.
Le cure possono comprendere farmaci e fisioterapia. Infiltrazioni e altre procedure vengono valutate in base alla diagnosi e alla risposta al trattamento.
Quando la sacroileite fa parte di una spondiloartrite, il reumatologo imposta una terapia per controllare la malattia. La riabilitazione e gli eventuali trattamenti locali del dolore si inseriscono in questo percorso.
Se invece l’infiammazione dipende da un’infezione, occorre curarla con urgenza, in genere con antibiotici.
Nelle forme non infettive, durante la fase più dolorosa si riducono le attività che aggravano i sintomi, mantenendo i movimenti che riesci a fare senza accentuare il dolore.
Il medico può prescrivere antinfiammatori non steroidei, dopo aver verificato che siano adatti alla tua salute e compatibili con gli altri farmaci che assumi.
La fisioterapia affianca il controllo del dolore con esercizi scelti in base alle tue difficoltà. Il lavoro riguarda la mobilità delle anche e della colonna e il rinforzo dei muscoli che sostengono il bacino, per aiutarti a muoverti con meno difficoltà.
Nelle forme reumatologiche, praticare alcuni esercizi con regolarità aiuta a mantenere la mobilità e a ridurre la rigidità. Se il dolore dipende soprattutto da un sovraccarico, il lavoro aiuta anche a recuperare gradualmente la capacità di sostenere il peso e gli sforzi, per esempio quando cammini o sali le scale.
Il percorso può comprendere:
Il fisioterapista ti guida nell’esecuzione e adatta la difficoltà degli esercizi alla tua risposta. Con il recupero, un movimento inizialmente troppo impegnativo può diventare più accessibile. Se il dolore aumenta e rimane più intenso dopo la seduta, segnalalo: potrebbe essere necessario modificare gli esercizi o ridurne l’intensità.

Se il dolore persiste nonostante le cure, può essere indicata un’infiltrazione di cortisone nell’articolazione sacroiliaca. La procedura viene eseguita con una guida per immagini, che aiuta a posizionare l’ago.
Ridurre l’infiammazione e il dolore può rendere più facile svolgere gli esercizi di riabilitazione, anche se l’entità e la durata del beneficio dipendono dalla persona e dal caso specifico.
Durante la procedura può essere utilizzato anche un anestetico locale, che ha una funzione diversa dal cortisone. Un sollievo immediato e temporaneo sostiene l’ipotesi che l’articolazione contribuisca al dolore. Questa risposta va confrontata con i risultati della visita e degli esami: da sola non spiega la causa dell’infiammazione.
Se il dolore continua nonostante le prime cure, lo specialista può valutare con te la radiofrequenza, un trattamento che usa il calore per ridurre i segnali di dolore trasmessi da alcuni nervi nella zona sacroiliaca.
Prima della radiofrequenza, lo specialista può iniettare un anestetico vicino ai nervi su cui intende intervenire. Se il dolore si riduce per alcune ore, è un indizio dell’efficacia del trattamento.
In ogni caso, la radiofrequenza può dare sollievo per diversi mesi, ma non cura la causa dell’infiammazione. Se alla base del dolore c’è una malattia reumatologica, occorre anche una terapia per quella malattia.
Se le cure non hanno effetto sul dolore e gli esami confermano che il problema proviene dall’articolazione sacroiliaca, si può ricorrere all’intervento chirurgico chiamato artrodesi. L’obiettivo è unire il sacro all’osso del bacino, riducendo il movimento dell’articolazione.
Se il dolore nella regione sacroiliaca continua per alcune settimane e i primi trattamenti non hanno dato sollievo, è opportuno chiedere una valutazione ortopedica.
Rivolgiti allo specialista se:
Un dolore intenso che peggiora rapidamente, accompagnato da febbre e malessere, richiede una valutazione medica urgente per escludere un’infezione dell’articolazione.
Se il dolore si accompagna a rigidità prolungata al mattino, ti sveglia nella seconda parte della notte e si attenua con il movimento, il reumatologo è lo specialista di riferimento per verificare una possibile causa infiammatoria.
La visita ortopedica aiuta a capire se il dolore proviene dalla colonna, dalle anche o dalla regione sacroiliaca.
Il Dott. Daniele Caviglia è chirurgo ortopedico a Roma, specializzato nelle patologie e nella chirurgia dell’anca e del ginocchio, con particolare interesse per la traumatologia sportiva e la medicina rigenerativa.
Si è laureato in Medicina e Chirurgia con 110/110 e lode all’Università La Sapienza di Roma e ha conseguito la Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia con 70/70 e lode presso il Policlinico Agostino Gemelli.
Ha maturato esperienza presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna ed è membro di SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia), SIdA (Società Italiana dell’Anca) e SIAGASCOT (Società Italiana di Artroscopia, Ginocchio, Arto Superiore, Sport, Cartilagine e Tecnologie Ortopediche).
Nella sua attività clinica si occupa quotidianamente di patologia degenerativa e traumatica dell’anca, dall’inquadramento del dolore inguinale alla gestione della coxartrosi, del conflitto femoro-acetabolare e della displasia dell’anca nell’adulto, con ricorso alla medicina rigenerativa (PRP e Lipogems) nelle indicazioni appropriate.
La chirurgia protesica dell’anca rientra tra le sue principali aree di attività, dalla protesi mini-invasiva con accesso anteriore alla gestione delle complicanze protesiche quali l'instabilità e la lussazione.
Opera come Dirigente Medico presso l'Ospedale Israelitico di Roma, dove gli interventi sono eseguibili anche in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, e riceve in visita privata presso la clinica Ars Biomedica (Via Luigi Bodio 58, Roma). È convenzionato con le principali assicurazioni sanitarie private.
Condivido il caso di una paziente di 49 anni, impiegata d’ufficio, per spiegare perché un’alterazione visibile alla radiografia non è sufficiente a individuare la causa del dolore.
La paziente è arrivata in visita con una radiografia del bacino che segnalava un’iniziale artrosi delle anche e una diagnosi già formulata.
Da circa cinque mesi avvertiva dolore al gluteo destro, comparso senza traumi. Il dolore aumentava quando si alzava dalla sedia, si girava nel letto o dopo aver trascorso molte ore seduta.
Durante la visita, l’anca manteneva movimenti di rotazione completi e non dolorosi. Anche sostenere il peso sulla gamba non provocava dolore all’inguine. I movimenti della parte bassa della schiena non riproducevano il disturbo.
Tre test di provocazione sacroiliaca su cinque hanno invece riprodotto lo stesso dolore descritto dalla paziente. Anche la pressione su un punto osseo nella parte posteriore del bacino, vicino all’articolazione sacroiliaca, risultava dolorosa.
Questi risultati rendevano meno convincente l’ipotesi che il dolore dipendesse dall’artrosi delle anche. L’alterazione descritta nella radiografia era presente, ma le prove eseguite sull’anca non riproducevano i sintomi. Era necessario, quindi, valutare meglio la regione sacroiliaca e la possibile causa del dolore.
La paziente non riferiva rigidità prolungata al mattino né risvegli per il dolore durante la notte. Non aveva familiarità per malattie reumatologiche e i valori di VES e proteina C-reattiva erano nella norma. Questi elementi non escludevano una malattia reumatologica, ma non fornivano indizi a suo sostegno.
Parlando delle sue abitudini, è risultato che aveva ripreso a giocare a padel due volte alla settimana dopo anni di inattività. Trascorreva inoltre circa nove ore al giorno seduta, tra ufficio e auto. La ripresa dello sport rappresentava un cambiamento negli sforzi richiesti al bacino, da considerare insieme ai risultati della visita.
Abbiamo impostato un breve ciclo di antinfiammatori e un programma di riabilitazione con esercizi per rinforzare i glutei e lavorare sulla mobilità delle anche. La difficoltà degli esercizi è stata adattata alla capacità di eseguirli senza aggravare i sintomi. Dopo sei settimane il dolore è diminuito, ma non scomparso del tutto.
È stata quindi eseguita un’infiltrazione ecoguidata dell’articolazione sacroiliaca con anestetico e cortisone. Il sollievo immediato dopo l’iniezione ha rafforzato l’ipotesi che il dolore provenisse dall’articolazione. Il successivo miglioramento ha permesso di aumentare gli esercizi di riabilitazione. A tre mesi la paziente è tornata a giocare a padel, aumentando lo sforzo in modo graduale.
In questo caso, confrontare la radiografia con i sintomi e con i risultati della visita mi ha permesso di scegliere un percorso diverso da quello suggerito dal solo referto. È questo confronto che cerco in ogni valutazione: capire quali alterazioni possono spiegare il dolore della persona che ho davanti.
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Waldman L.E. et al., Skeletal Radiology, 2024 – “Sacroiliac joint dysfunction: anatomy, pathophysiology, differential diagnosis, and treatment approaches”
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Dr. Daniele Caviglia
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